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Passione democratica, passione política o passione verso il potere?
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                Alicia Noemi Farinati

Universidad de Buenos Aires

 

Passione democratica, passione política o passione verso il potere?

 

“ La missione, quando la veritá dell´Aldilá si é svenuta, é stabilire la veritá di qui sotto” K. Marx

 

“Spiegare la Storia significa svelaree le passioni dell´uomo, il suo genio e le sue forze attive” Hegel

 

 

Introduzione alla passione: il XVIII secolo.                        

 

                        Sono gli uomini come gli considera  Voltaire nello Zadig:“ Insetti divorandosi gli uni agli altri, sopra un piccolo atomo di fango?”,.la vita, finalmente e in qualche modo, non é soltanto una farsa crudele che non “aveva nemmeno il merito di essere logica, e che sarebbe  tan pazzescamente armata di modo tale che le cose minime, finissero nel piú crudele degli effetti? Si domandava un´altra volta Voltaire. Hanno gli uomini davanti a sé un lungo deserto e alla fine di esso l´abisso della distruzione ? si domandava Federico II.

 

 

 

                          Tuttavia, insieme  al pessimismo , il secolo della modernitá , il XVIII, dá libero corso agli istinti, alla morale e alle passioni. Se in quel secolo le passioni furono un fatto naturale, sarebbe stato un grosso sbaglio tentare di cancellarle. Tutto il contrario, le passioni sono come la linfa delle piante:  ci fanno vivere. Le passioni occorrono alla vita dell´anima, cosí come gli apettiti occorrono alla vita del corpo, per caso cancelleremmo la fame  e la sete?  Hazard (1)

Le passioni sono utili ripeteva a sé stesso una platonica metafora, che passava da libro in libro: “cosi come il pilota ha paura delle acque quiete e chiama i venti a spingere la sua nave,  magari ci volesse  subire le tempeste”. Cosí le passioni ci spingono, ci incitano, sebbene qualche volta ci affondino, ma ben sappiamo che  senza di esse non potremmo navigare, solcare i mari.

 

              

 

 

                      Le passioni si potranno governare, sempre che ci sia la morale a condurle, la quale sará “il pilota, il compasso e la carta” che permetteranno all´uomo di proseguire il percorso e  la rotta che la natura gli indica/ all´incirca della felicitá. Se la felicitá é la meta della passione, e perció  questa dev´essere riabilitata , riscattata , dopo  secoli di trascuratezza e la si deve capire  come il dono dato dall´Essere Supremo alle sue creature.

 

                                La passione, considerata senzazione, ci indica cosa dobbiamo cercare o rifiutare,  a  quale  inseguire o dalla quale fuggire, i beni tra cui voliamo o il male dal quale ci allontaniamo, e la sua manifestazione piú viva: il diletto é la forma della riproduzione della nostra specie. Voltaire afferma “ sono un filosofo molto voluttuoso” ( al riguardo sarebbe stato convenevole domandare a Madame de Chatelet : Voluttá o gelosia? Voluttá e passione o egoismo?).

                        

                               Il XVIII secolo coinvolge allo stesso tempo passione e ragione. E questa, la ragione, come la grande legge del Mondo,  é sottomessa alla veritá come fondamento  della moralitá, il che ci conduce a una morale naturale, le cui conseguenze sono divergenti, da una parte  la legittimitá dell´amore proprio, il quale offre il vantaggio di essere alla mano di tutto il mondo. Al riguardo dice Toussaint  in Les Moeurs, L’Abitudine, anno 1748, 2: “Questo forte attaccamento  che la natura ci dá a noi stessi,  ci detta doveri verso il nostro corpo e la nostra anima.”, e cito “ L´amore verso il benessere é maggiore della  esistenza stessa” o , come diceva Madame D¨Epinay al abate Galeano “la prima legge é occuparsi di sé stesso, non é vero?”( lettera del 29 settembre 1769). L´amore proprio é piú semplice dell´amore divino.Un principio piú generale , diceva Federico Guglielmo II

 

 

                  Allora...si tratta di lasciare libero corso all´egoismo piú sbrigliato?

No. In nessun modo. La ragione , come l´abbiamo giá detto, indirizza il il piacere , il godimento che ambiamo quando inseguimo il nostro proprio piacere e il nostro proprio interesse della nostra passione, distinguendo tra “ la qualitá dei piaceri, gli dá gerarchia e ci consiglia, essendo veramente il nostro proprio tiranno”, notevolmente  diverso di quello che sembrerebbe.

 

                “ Il vizio non é altra cosa dell’ eccesso”   l’  hybris´ dei greci, Ossia la cattiva applicazione delle passioni naturali e innocenti, utili e necessarie. La virtú consiste nella moderatezza e nel governo, l´uso e la applicazione degli appetiti, dei desideri,  delle passioni, della accetazione delle regole della ragione, e di conseguenza opposte agli impulsi alle spinte ciecchi” (3). E qui appare il secondo  punto che segna il confine del primo, la ricerca dei nostri interessi non va sugli interessi degli altri, questo principio formale é la chiave dell´ordine liberale, il quale va annesso al costituzionalismo post-rivoluzionario, fermo restando con questo che “ non c´é felicitá individuale al di fuori della felicitá colettiva”

               

                      

                  La natura ispira l´uomo, l´amore,   il piacere , la paura e  il dolore. Tutto ció serve a dimostrargli  il beneficio della socievolezza ( Della politica naturale” Baron d´Holbach- anno 1772), De la Sociabilité.  Ma sará d´ Alembert in “Elementi di filosofia” chi ci avverta  sulla necessitá   scambievole che gli uomini hanno gli uni verso gli altri e i compiti che hanno tra di loro. Tutti questi temi, sembra che ci indichino che la morale ha nel nostro cuore una soluzione sempre pronta e che certe volte le passioni ci impediscano di continuare, ma non sono mai distrutte”.( 4)

                 

                 Questo incredibile principio  che vedremo apparire nella Fenomenologia e nella Filosofia hegeliana,  germoglierá in Marx, trasformato per la sagacitá e la astuzia della ragione.

 

 

                       Fino qui, sembra che non ci siano delle differenze tra politica e morale. La virtú sarebbe i suo inizio e il suo finale e la buona fede sarebbe l´ arbitro , il padrone assoluto tra i rapporti individuali e il principe ” Ardore, candore, innocenza y magnifica ignoranza dei bisogni che si impongono all´ uomo di Stato.”( 5)

 

 

                      

                                La passione pubblica nella Storia : Hegel

 

 

              Hegel, alla sommità della Filosofia del XVIII secolo e all´  uscio del XIX (6),  dirá nella sua Fenomenologia que “ gli individui credono e immaginano i loro atti soltanto per sé, per il suo proprio profitto in modo egoista, ma essendo – l´azione- meglio di ció che la propria singolaritá ci crede, siccome il suo  singolo operare, é allo stesso tempo un operare universale. Quando l´uomo agisce in modo egoista semplicemente non sá quello che fa e, quando afferma che tutti gli uomini attuano in modo egoista sta affermando che tutti gli uomini non sono conspevoli del loro operare.” (7)

 

  

           La Storia, dove si iscrivono i fatti umani, non é una lunga e ininterotta serie di sbagli e insuccessi, anzi é un´ accumulazione di esperienza.  E “ la realizzazione totale di una forza infinita, nascosta all´interno di un essere che in origene non é niente e che dopo diventerá tutto”. E´insomma la forza infinita della negazione e dell´ inqueitudine umana dato che “ molte forme, mancanza di inizio e assente di fine, assenza di fondazione e mancanza di culminazione. Hegel é il contrario di un pensatore totalitario”

                     

            L´uomo, il Logos materializzato, é fisso, fisso in modo necessario nella serie della progressione. E questa progressione  non  porta in sé  nessuna stazione, nessuna fermata, e non si sente sodisfatto con il momento anteriore, “ il risultato di questa progressione é  che lo Spirito, nella misura in cui si concretizza e pensa al suo essere, distrugge da una parte la determinazione del suo essere, d´ altra parte, cattura la propria universalitá e in questo modo dá al principio un nuovo destino”(9) . Soltanto c´é da lodare “la pazienza della Storia”, perché  movendosi lentamente lo fa perché ” lo Spirito deve esperire, manifestarsi, internarsi e  interiorizzarsi di nuovo- Er- innern -tutta la sua ricchezza, la sua sostanza nel mondo, e lavorare con i materiali impropri che gli offrono le passioni e gli interessi umani  da potere riuscire, finalmente alla “veritá”...”intanto lo Spiritu non é una costruzione astratta. E l´astrazione della natura umana anzi, é completamente individuale, attivo...il suo oggetto é lo stesso”...”lo Spirito é consapevole sono quando é conscio di sé”...” e arriva a un contenuto che non trova tutto fatto davanti a sé,anzi ci crea facendosi  allo stesso tempo oggetto e contenuto” (10)

 

                  L´uomo hegeliano , quello che chiamiamo il logos, materializzato, si rializza nel tempo e il tempo é il suo “avvenire” e il suo “bisogno”, e´ in questo mondo dove si fanno e si disfanno le passioni, le illusioni e gli sbagli degli uomini, in un gioco in apparenza superficiale di passioni e di desideri  accidentali, “soltanto umane”(11) é , qui siamo nel cuore della visione hegeliana del mondo “ e  dice Hegel:

 

“la tragedia che l´Assoluto gioca eternamente con sé stesso, si concepisce eternamente dall´oggettivitá, si sviluppa sotto  questo disegno che é proprio alla passione e alla morte, e si leva dalle loro cenere alla gloria”( 12)

 

 

 

                 La Storia, quel posto della irragionevolezza, della “non ragione” (13) “quella valle di ossami”, dove vediamo i risultati “piú grandi e piú elevati disfatti e distrutti dalle umani passioni”, e nella misura in cui ci si presenta come “ il campo di battaglia”- Schlachtbank, ovvero “ Il mattatoio”- dove sono sacrificate la felicitá dei popoli, la sapienza degli Stati e la virtú dei singoli,  la domanda che ci si presenta é :  quali sono i fini per cui quei sacrifici immensi furono portati a termine”. La Storia é tragica - diceva il giovane Hegel-... ma esprime la condizione umana. Allo stesso modo per cui l´eroe tragico non puó fuggire dal suo destino”(14)

 

              Si puó vedere una  rappresentazione pessimistica della Storia, come un assurdo proccesso- sguardo pessimista che, a secondo di Ch. Bouton e J. D´Hondt  (15)  Hegel prende da Volnay in : “ Le rovine, le meditazioni sulle rivoluzioni degli imperi”,  tradotto nel 1792 , il quale viene letto da Hegel sulla rivista alemana Minerva-  l´avvenire dell´uomo é “la povertá, le preoccupazioni, la collera, l´indifferenza, la frenesia delle passioni, l´inseguimento arrabbiato di fini unilatirali”.

                     E i motivi non potranno mai alzarsi sulle asserzioni  della morale. La ragione impersonale e astratta rifiuta della passione “ come una cosa che non é buona, che é piú o meno cattiva, l´uomo –dicono in una critica al moralismo kantiano- non deve avere passioni” ma, indubbiamente “ la passione e l´interesse sono l´unico motivo , e pertanto i veri veicoli efficaci  dello spirito” .Un´astrazione , cosí vuota come il bene per amore al bene, non esiste nella realtá vivente. Gli uomini  agiscono inseguendo i loro fini e i loro interessi particolari. Hegel  solleva il momento “passionale” della Storia. Nel vertice della tempesta rivoluzionaria, la sua comprensione si manifesta contro la potente  alleanza tra gli innumerevoli  sostenitori dell´antico regime , del passato... e trionfarono facendo nascere un  nuovo ordine etico”             

 

                        “Il pensiero  ha rivalorizzato il concetto di diritto e al quale  il vecchio edificio della ingiustizia non ha potuto resistere . Dal pensiero del diritto, si constituisce  la Costituzione, e da  quel momento tutto va  disteso su questa base. Dal momento in cui il sole si trova nella volta celeste e che i pianetti gli girano attorno, non si é visto l´uomo mettersi con la testa giú , ossia   fondarsi sull´idea, e costruirne la realtá”. (16)

( Riguardo alle differenze tra la Rivoluzione Francese e lo Stato Germano  si puó ricavare informazione da “ Lezioni sulla Filosofia della Storia” e “La ragione nella Storia” )         

                        

 

                         Per Hegel, contrariamente alla visione intellettualistica della Storia, la passione esprime “ un soggetto che tiene tutto l´interesse vivo del suo spirito, del suo talento, del suo carattere, del suo godimento in un solo contenuto.

                           Niente di grande é stato mai prodotto senza passione, niente di grande potrá essere  fatto senza di essa.

                         E´ soltanto una moralitá morta, piú di una volta ippocrita, capace di  sviluppare  una lotta  avviata verso le passioni.

E siccome niente si realizza senza interesse” (17), diremmo meglio:  senza interesse appassionato.

 

L´azione degli uomini e l´azione degli eroi.

 

 

                              Questa specie di “santificazione”  dell´ azione -al dire di K. Pappioannou-  nel supposto che ci fosse un´ altra possibilitá, tranne  nel caso di uno Stato “Hamletiano”, é una presa di posizione da parte di   Hegel, contraria alla posizione pessimista  e fatalista della Storia,  attraverso l´interesse e la passione che stimola i singoli a uscire dalla sua muta interioritá, e dalla muta interioritá da “maestro di scuola” tanto detestata da Hegel. Saranno “i grandi uomini” gli arnesi che  utilizzerá lo spiritu per realizzare  per messo della passione qualcosa di piú alto e ampio.

 

                              Sono gli eroi, coloro che prendono il destino tra le mani e lo concretano: “ E´lo Spirito nascosto, ancora sotterraneo, che non é ancora arrivato alla sua esistenza, ma che urta contro il mondo attuale, perché ci vede solo come una  buccia non convenevole, che non va d´accordo con il seme che porta in sé”,...“Il grande uomo, infiammato dalla passione e dalla luciditá, sa che la sua opera va d´accordo alla sua epoca , ed esprime l´orientamento piú proffondo della sua epoca. I grandi caratteri sono quelli che, ogni tanto  trovano la soluzione appropriata.” (19)

 

                      Quegli eroi, che affascinavano Hegel, sono i fondatori degli Stati, i grandi strateghi, chiamati Alessandro, Cesare o Napoleone, e anche Antigona, i quali rappresentano in un momento dato della Storia, la volontá generale sul popolo , che malgrado ci si imponga:

                                                         

                   “ Tutti i grandi Stati sono stati creati dalla forza dei grandi uomini...

il grande uomo possiede nei sui elementi basilari , qualcosa   da chiamarlo il loro  “capo”, il loro padrone, il loro conduttore e gli obbediscono  magari  in contro della sua  volontá.(20). Ma Hegel sa bene che loro no potranno trionfare se non sono accompagnati dal  loro popolo  e come condizione dovranno accordarne con lo spirito. Gli eroi  che se ne dimenticano, che si dimenticano della ricerca della libertá e dello  sviluppo dei popoli, non potranno né convincere né trionfare.

 

 

                    Il  loro ruolo é fondamentale, dato che la volontá generale ha il bisogno di uno strumento umano da farlo concreto. Hegel  si ispira a Sofocles ( questo é evidente  tra gli anni 1827- 1928 dedicati allo spirito soggettivo). E si ispira  a Sofocles per comporre la sua teoria della passione, e la sua guida   non sará Edipo, ma Antígona, la giovane che si leva contro il potere a nome del culto alla famiglia o addirittura contro l´arbitrarietá del principe  Tutto ció a rischio della sua propria vita. La lotta del pathos tragico non é mai privata. E´l´agora e il palcoscenico pubblico dove la tragedia prende posto. Perché al di lá dei particolari interessi, c´é un motivo assai superiore, siccome la passione che mostra la protagonista, la eroina  mette a fuoco un principio universale immedisimato da lei.

 E´ la sua azione il che concreta e realizza la Storia. E´il singolo appassionato chi la trasforma in realtá.

 

 

                     Questi eroi  hanno capito (21) i tempi prima degli altri, e di conseguenza hanno preso il destino tra le mani e hanno  agito trascinati dalla passione. E questa, la passione, concepisce un nuovo Stato, una nuova societá  “nel suo inconscente  interno  che i grandi uomini portano nella loro conscienza”( 22). Gli eroi hanno fatto loro la  generale volontá, con l´obiettivo di non abbandonare la Storia a un destino ciecco e violento, da trasformarla in un destino di libertá. O  ci domandiamo, questo non sarebbe una forma nuova di potere?

Il Destino – non dimentichemo- non é l´Ananke l´ineluttabile che lascia fuori la libertá. E non possiamo scapparcene. Perché il destino si muove in un insiemi di orditi  e intrecci che gli permettono allo stesso tempo uno spazio di libertá dal quale non possiamo fuggire. Sarebbe necessario ricamarla col fuso che gli uomini manipolano per “fare” la Storia.

 

 

                       Dire oggi, all´inizio del XXI secolo, che la Storia sia ragionevole , potrebbe sembrare semplice, vuoto e fuori dell´epoca.


                       Ma analizzandoci in un contesto storico, alla fine dell´epoca delle Luci, dire che la storia sia ragionevole , significa dire nientemeno che essa non obbedisce né alla providenza, né alla natura, né al destino, né all´azzardo.

Significa dire insieme a Hegel: che  é l´opera della libertá alla conquista della libertá.

 

“ La storia universale e´ il progresso dentro la conscenza della libertá . Un progresso che dobbiamo riconoscere nella  sua necessitá .”(23)

                La possibilitá della sua  composizione troverá una formula che la consacre.

 

              “ Gli uomini fanno propria la loro storia, ma non la fanno in modo arbitrario  accordo alle circostanze liberamente scelte. Queste le si trovano fatte, date e ereditate dal passato. La tradizione delle generazioni morte pesa fortemente sul cervello dei vivi” ( 24)

 

                        La possibilitá  di una composizione  della Storia  in onore  alla libertá e alla uguaglianza,  principi della rivoluzione del 89, che oggi si manifestano nella sua larghezza, gravitá e necessitá, mette in evidenza quanto di fruttifero si trova nell´analisi della storia hegeliana, non esistendo a priori nessuna garanzia supra-storica, sará propriamente la passione del popolo – das Volk- la quale nell´insieme dará indubbiamente – Tatig- la libertá e la uguaglianza.

 

 

 

 

 

 

 Passione. Secolo XXI e democrazia

                                                                Edoxé to demo

 

                

                    Dalle conclusioni ottenute dall´analisi dei passi precedenti si capisce che la democrazia non é stato il motore che ha determinato le politiche dello Stato, perció sará interessante riflettere e meditare sull´importanza della passione dei governanti nei governi delle democrazie. Le principali caratteristiche delle democrazie, ci permettono di avvertire un cambiamento profondo tra le politiche dei secoli precedenti e di quelle che sono la conseguenza della seconda parte del XX secolo. La giungla dei rapporti adesso si é trasferita alla divisione tra  Stato e Mercato:

 

                Ci sono delle nuove forme di imperialismo, le quali obbediscono a uno Stato liberale volontario di economia mondiale. FMI, Banca Mondiale, ecc.ecc. insieme a un imperialismo da vicinato e-o da vicini? . In ogni caso questo nuovo Stato é sorto dall´incrocio che significa sapere se la proprietá privata e il lucro sono o non sono legittimi. La possibilitá di conflitto, urto, contrasto tra di loro non é il  prodotto della violenza e della possibilitá di originare guerre, anzi sono prodotto dell´indebolimneto e dell’abbatimento dello stesso Stato e perció della privatizzazione della violenza.

 

 

                       

                            Una societá con uno Stato indebolito e abbatuto, é senza dubbio il segno e la traccia delle minacce del Mercato e della Tecnologia. E una delle forme di salvarlo della propria distruzione, é per mezzo delle  democrazie.

                        E queste, le democrazie,  nelle loro  forme storiche diverse, come il governo dei migliori, quello dei proprietari, dalla forma di governo corrotta fino il momento di fare una democrazia di Mercato, il doppio discorso su di essa non ci  offre nulla di nuovo. Tuttavia, la democrazia e le passioni che ció risveglia tanto nel demos quanto nei suoi conduttori. “ la vita democratica”, ha sfidato tutti (25) gli aspetti dell´attivitá degli stati e tutti i principi del buon governo, l´autoritá dei poteri pubblici, la sapienza degli esperti e il sapere fare dei pragmatici.

 

 

                     Quale sará la cura per questo ecceso di passione? Di febbre democratica nella vita pubblica?

                   

                     Oggi il Mercato,  anche in questa crisi che coinavvolge l’umanita,     compie con usura quello che la antichitá ormai sapeva: la deviazione delle passioni e delle energie verso la ricerca del benessere e della felicitá personale, dei rapporti sociali e last  but non least, la ricerca infinita  del lucro in una moltiplicazione di desideri che di conseguenza diminuiranno la vitalitá pubblica in onore di una spensieratezza  benefattrice  dalle instituzioni, dal demos e dalle uguaglianze.

 

 

                   In questo modo, messo il fervore al suo posto, l” ingovernabilita” --mancanza di governo- !  della democrazia  si attenua, e solo spetta ai principi che ci governano.  Il compenso, la gratifica di vitalitá collettiva sparisce tra i pieghi della tecnologia di prima linea, la vecchia opposizione tra democrazia liberale e dei diritti umani, e la cattiva democrazia ugualitaria spariscono dato che senza passione democratica saranno scarsi i desideri di uguaglianza dei diritti “dei senza diritti”

 

 

                   Tuttavia, la passione democratica rimarrá, lí nascosta, tra le sinuositá   e il fervore che sveglia il Mercato , dietro la tecnologia, dietro le nuove istituzioni, tra i diritti illusi del cittadino sprovvisto dei diritti.

 

                Ricorderemo un  attimo di passione, che racconta Tito Livio sulla secessione  della plebe verso l´Aventino. Anno 429aC- : bisognerebbe sapere si esistesse un palcoscenico, un posto comune dove potessero parlare patrizi e plebei , entrambi  sottomessi alla passione pubblica.

 

 

                L´atteggiamento dei patrizi é semplice: impossibile parlare con i plebei. Impossibile perché  loro  non parlano, ossia che non parlano la lingua dei patrizi...la lingua del potere. E non ci  parlano perché non sono  in possesso  di nome, e  senza logos, non hanno l´uso  della parola, loro vivono una vita naturale con una sola capacitá : riprodursi...e  lavorare, naturalmente.

                       

 

                  Quando  Menenio Agrippa fu inviato per indurgli a ritornarci e occuparsi dei loro lavori, lui credeva che sarebbe riuscito a fare uscire parole dalle bocche dei plebei. Ma , secondo l´ambasciatore dei patrizi, soltanto riuscí ad udire rumori e urli invece di parole. Menenio fu rinviato dal Senato, ma ottenendo  lo stesso risultato ci ritorna dicendo che credeva di aver udito parlare i plebei, ma secondo dice Ranciere ( 25)  Agrippa fu vittima dei suoi propri sensi, siccome non sono essere umani coloro che non sono presi in considerazione.

 

                  Ma qui, succede qualcosa non immaginata: i plebei si costituiscono in coloro che hanno la stessa particolaritá dei padroni: la parola:

                E diventano “uomini” che avranno un destino comune.                               

 Allo stesso tempo in cui i plebei capiscono il senzo della disuguglianza necessaria  con i patrizi - principio vitale della dominazione- diventano “necessariamente uguali”. Allora, la politica come conflitto, contradizione e passione ,  avvolge tanto patrizi quanto plebei in un  mondo di fatti in cui la famosa secessione      e mette sul palcoscenico due modi o due forme di essere umano, in libertá e uguaglianza o in servitú.

 

 

                  La famosa secessione nel Aventino, raccontata da Tito Livio viene ripetuta nel 1924,  purtroppo con un risultato diverso, siccome questo fatto riaffermó il potere fascista..

 

                  Il deputato Matteoti, in un ardente discorso fatto nella  seduta della Camera dei Deputati, ebbe il corraggio di fare pubblica la corruzione e la violenza operate dai fascisti per ottenere la vittoria. Pochi giorni dopo Matteoti viene ucciso dagli sbirri  camicie nere. Di fronte all´ondata di sdegno che si leva  dopo l´assassinio, l´opposizione tranne i comunisti, si ritira “sull´ Aventino”, abbandonando la Seduta il 14 giugno. Il corpo di deputato socialista, non era ancora trovato quando i deputati si avviarono verso una sala del Montecitorio, con l´obiettivo di legittimare un nuovo parlamento, dato che nel parlamento ufficiale era impossibile sviluppare le liberi funzioni , conferite dal popol

 

 

                    L´ordine del giorno votata, diede  origene alla chiamata “ la secessione dell´Áventino”, ricordando  la gesta del 424 aC, quando i plebei attuando in clamorosa protesta si riunirono sull´Aventino.

I gruppi dell´ opposizione riuniti a Montecitorio consideravano impossibile la loro participazione ai lavori della Camera, mentre la piú grave incertezza girava intorno all´episodio Matteoti.

 

                    Arrivati a questo punto, sará la Monarchia nella figura del Re Vittorio Emanuele II di Savoia, in aperta complicitá con il fascismo, chi avviará l´Italia verso la dittatura. Cosí il 3 gennaio 1925, con le chiamate leggi fascistissime si cancellavano le ultime fissure di libertá, avviandosi alla lotta clandestina, alla  cospirazione e finalmente alla seconda guerra mondiale.

Le persecuzioni, la condanna a morte, la polizia segreta con atribuzioni per fare e disfare., e  tutto meccanismo legale dello Stato. Insomma tutti i fondamenti della libertá politica e della sovranitá popolare furono sovvertit. Il Duce occupa il vertice della piramide del potere, che simboleggia l´ordinamento gerarchico del regime, sottratto a qualsiasi controllo o sanzione – Stato di eccesione-.

 

                    Il paese diventa totalitario occupato da un partito unico.

 

                      La seconda secessione all´Aventino , non permise, come era successo con la prima, il trionfo della passione per la libertá e l´ uguaglianza, anzi permise il trionfo della bruttale passione verso il potere. Il cerchio si chiuderá negli infausti giorni del 44, con la sanguinosa caduta di un potere irragionevole, che tuttavia aprirá il cammino difficile, con l´ inevitabile presenza del popolo, nella instancabile ricerca di essere uguali e di

 

                       COSTITUIRE LA PARTE ASSOLUTA DEI “SENZA PARTI””

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 CITE

 

1)    Hazard, Paul. “La pensée européenne au XVIII siecle”. Fayard. Parigi 1963. Pag. 165

2)     Hazard, P. op.cit. p. 166.

3)  Hazard, P. op.cit.p167. De Bolingbroke, Letters on the study and use of History . Lettre III       

4)  Hazard, P. op. cit. p .168

5)  Hazard, P.op.cit. p. 175

6)    Hyppolite, J. Introduction a la Philosophie de la Histoire de Hegel. M. Rivere. Parigi 1968. pag 41

7)    Hegel. Phenomenologie, Trad.  J.Hyppolite. pag 320-321.

8)    Nancy, J.L:  Hegel : l´inquietudine du négatif. Parigi 1997. pag.14

9)    Hegel, Die Vernunft in der Geschichte, La Raggione nella Istoria, V.G. op.cit. Trad. K Papaioannou. pag. 74-75. Trad. Gaos. P.55

 

 

10) Hegel, VG,  Cf. Introduzione  p. 95.

11)  Hegel,V.G    op. cit. Trad. K Papaioannou p.108

12)  Hegel,  Des manieres de traiter scientifiquement du Droit Naturel,. DN pag.69, W2, 495, Trad- Bourgeois, Vrin,. Parigi,. 1972

13)  Hegel,V.G. op.cit.p.103. Dello stesso autore :”Hegel et la deraison historique”. Puf 1992. p. 271-295.

14)  Hegel, V.G op.cit. p. 103, 107, 108, 116, 120.

15)  D´Hondt, J. Hegel secret. Puf. 1968. Parigi. p. 83-113. Bouton Ch. Hegel et l ´Antinomie  de la Histoire, in Lectures de Hegel. Parigi. 2005. p.300 e sig.

16) Hegel. Filosofia della Storia.-PhG- Trad.Gibelin. p 339- 340

17) Hegel, Ph.G. p 108—125.

18)  Hegel, PhG. p. 126

19)  Hegel, PhG.p.   113-121

20)  Hegel, PhG,  p. 120- 129

21)  Hegel, PhG. p. 121

22)  Hegel, PhG. P.  121

23)  Hegel, PhG. P.  84. Anche  nella “Filosofia del Diritto”

24)  Marx, K. Il 18 Brumario di Luigi Bonaparte. Ed. Sociales. Parigi. 1969. pag.15

25)  Ranciere. La Mesentente. Parigi. Galilée. Pag 14. Anche in “ La Haine de la  Démocratie.

26)  Ranciere. op.cit. pag.46

27)  Roselli, Carlo. Sul delitto Mattioti e sull´Aventino. Quaderni di Giustizia e Libertá.   Roma 1934.

28)  L¨informazione sulla seconda secessione all´Aventino mi é stata somministrata  dal mio strettissimo amico Proffessore Dott. Massimo Stanzione, Direttore del Dipartimento di Filosofia dell´Universitá di Casino.

29)  Ranciere, J. La mesentente.

 
Il corso del mondo e la giustizia sociale
Articoli in Italiano

In quale misura l ´incidenza della filosofia politica puó oggi, contribuire a migliore la comprensione dei problemi presenti all´uomo contemporaneo?

Siccome oggi non c´é uno spettro che percorre il mondo spaventandolo come si pensava anticamente, la disuguaglianza si é stabilita con il suo corteo d´ingiustizia insaziabile.


Perció la filosofia morale e politica, non ci parla della necessitá della solidarietá per l´affermazione e consolidamento delle democrazie, anzi parla della “giustizia come compatibilitá delle diversitá” .

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Pequeña Biografía - Alicia Farinati
Biografía

 Alicia Noemí Farinati es Abogada (UBA y Curso de Doctorado del Tercer Ciclo, Universidad de Paris, Paris IV, con el Prof. Jean Hyppolite y el Prof. Raymond Polin de la Universidad de Paris IV. Sorbona) y Licenciada en Filosofía con la tesis "De la moralidad a la eticidad en la Filosofía del Estado de Hegel".


Ha sido profesora en el Instituto de Filosofía Política en la Universidad de Saarbrueken -Gast Professor-, el Instituto Italiano para los Estudios Filosóficos, la Universidad de Nápoles (Prof. Invitada a las clases del Profesor Norberto Bobbio), la Universidad de Paris IV. Sorbona (invitada por el Profesor R. Polin) y la  Universidad de Paris X-Nanterre, entre otras.

Actualmente escribe sobre Filosofía Política y Filosofía del Derecho, en particular sobre Hegel y es profesora en la Facultad de Derecho de la UBA.  

 
Próximas conferencias de Alicia Farinati
Biografía
La Dra. Farinati brindará las siguientes conferencias en Septiembre. "Esprit objectif, le temps et l¨histoire", 27th Hegel Kongress, Lovaina, Belgica 8-10/Sept/2008. Conferencia sobre Filosofía Hegeliana, Cassino, Italia, 13-30/Sept/2008
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Les influences de la pensée politique de Rousseau sur l'indépendance de l'Argentine
Articles en Français de Alicia N. Farinati
 Dans l'Europe occidentale le passage du   XVIIe  au XVIIIe  siècle est souligné par un changement dans l'esprit  et dans la conscience de la notion du politique. La Déclaration des Droits de l'Homme en Angleterre, "le Bill of Rights" et le Traité  du Gouvernement de Locke, en 1690, permettent à celui' là de s'exprimer ainsi: "  la monarchie absolue, considérée par quelques uns comme le seule type de gouvernement qui doit exister dans le monde, est incompatible avec la societé civile"
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Subjectivité, religion et politique
Articles en Français de Alicia N. Farinati

Hegel débute en 1801 sa carrière universitaire à Iéna, centre philosophique de l’Allemagne. Il quitte Frankfurt avec une certaine joie pour s’installer à Iena, profitant d’un petit héritage de son père, ce qui va lui permettre de passer un  temps sans trop de soucis financiers.

En plus Iéna offre aux jeunes intellectuels une belle destination: ce n’est plus le centre du mouvement romantique, et malgré le départ de Fichte- obligé de se démettre de sa chaire a Iéna á cause de la dispute dite sur l’ “théisme”- , Schelling vient d’être nommé professeur en 1799.

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Vie, travail et politique
Articles en Français de Alicia N. Farinati

Le concept de vie tel que Hegel l’ecrit dans la Logique ne pouvait avoir du sense que vu sur l’angle du travail -ou cette vie se manifeste- et du politique: le quadrant ou ce travail qui est vie devient concret.

Cela est du moins ce que Hegel a voulu nous montrer a partir des écrits d’Jena et jusqu’ a la philosophie du Droit.

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Etat, droit et modernité dans la philosophie du droit de hegel
Articles en Français de Alicia N. Farinati
   Je me propose de réfléchir sur l’idée moderne de la démocratie qui fait place principale au principe de la libre subjectivité dont Hegel a bien reconnu l’importance et dans quelle mesure elle pourrait convenir à Hegel.[1]

Si le malentendu entre Hegel et les juristes est connu, il ne faut pas le déplorer, mais bien plutôt chercher à connaître le sens de la pensée tel qu’elle se dégage de la Philosophie du Droit, ainsi que le sens de l’interprétation des philosophes et des juristes. Car dire »Hegel n’était pas démocrate« et »sa réputation réactionnaire et solidement assise«,[2] ne fait que contribuer a créér des turbulences et des malentendus étrangers à sa pensée. Car nous savons que Hegel ne se propose pas la reconstruction d’un quelconque édifice du droit, selon la tradition de l’époque: »…la philosophie, précisément parce qu’elle est la découverte du rationnel, est aussi, en même temps, la compréhension du présent et du réel et non la construction d’un au-delà qui serait Dieu sait où«[3] et rappelons-nous également la précision que Hegel ajoute dans la Logique sur l’assimilation du réel et du rationnel, tant craint par les philosophes et les juristes: »tout ce qui est réel n’existe que dans la mesure où il a en lui l’Idée et l’exprime« et que la réalité »qui ne correspond pas au concept est seulement phénomène«.[4]


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Le multiculturalisme dans la Constitution de la republique Argentine
Articles en Français de Alicia N. Farinati

La première Constitution de la République Argentine date de 1853. Les rédacteurs de la Charte ont puisée leurs sources dans les constitutions  Américaine et Française, l’esprit est voué au libéralisme ou la liberté est la base et la clé de voûte du système légal. D’où que toute la théorie de la liberté prend ses racines dans le libéralisme économique, ne faisant que frôler les droits de l’homme et du citoyen que par contre informe le tout.

 

Le cas argentin portait au pouvoir a partie du mouvement révolutionnaire de 1810 les jeunes qui avaient fréquenté avec assiduité les auteurs modernes, surtout Jean Jacques Rousseau, dans des editions lues en cachette, étant donné la censure qu’imposait le clergé. La Déclaration des droits de l’homme était en plus un programme politique que les avait séduit tout spécialement une figure exceptionnelle, le précurseur, Marciano  Moreno qui, en 1802 avait traduit le Contrat Social et qui fait état des élans rélutionnaires en Amérique espagnole, a une époque  ou les soulèvements  violents sont innombrables avec un contenu social et des objectifs économiques et politiques.

 

 

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Subjectivité, Religion et Politique
Articles en Français de Alicia N. Farinati

Hegel débute en 1801 sa carrière universitaire à Iéna, centre philosophique de l’Allemagne. Il quitte Frankfurt avec une certaine joie pour s’installer à Iena, profitant d’un petit héritage de son père, ce qui va lui permettre de passer un  temps sans trop de soucis financiers.

En plus Iéna offre aux jeunes intellectuels une belle destination: ce n’est plus le centre du mouvement romantique, et malgré le départ de Fichte- obligé de se démettre de sa chaire a Iéna á cause de la dispute dite sur l’ “théisme”- , Schelling vient d’être nommé professeur en 1799...
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La igualdad en la democracia de Tocqueville
Articulos en Español de Alicia N. Farinati

LA IGUALDAD EN LA DEMOCRACIA DE TOCQUEVILLE

 

COLOQUIO TOCQUEVILLE

 

BIBLIOTECA NACIONAL

BUENOS AIRES

8 de julio de 2005-06-30

 

Introducción y rondó histórico

 

Si el nacionalismo fué en el siglo XIX una de las fuerzas históricas reconocidas por los gobiernos, la democracia, o sea la progresiva función e intervención del individuo común fué la otra.

Los gobiernos entendieron que las masas contaban ya en política. Eran numerosas, ignorantes, peligrosas y amorfas, pero tanto más cuanto que a causa de su ignorante tendencia a creer a lo que le muestran sus ojos y en la simple lógica si éstos le decían que los gobiernos prestaban poca atención a su mísera condición, la segunda le indicaba que el gobierno debía otorgar atención a sus reclamos.

El liberalismo, ideología fundante del mundo burgués del siglo XIX, necesitaba bases teóricas frente al surgimiento progresivo de las “masas” tal como lo habían mostrado las olas revolucionarias de 1830 y de 1848.

En los Estados Unidos, la democracia “Jacksoniana” fué un paso más allá: la “democracia” ilimitada, llegó al poder por los votos de los colonizadores, los pequeños granjeros y los pobres de las ciudades.

La portentosa innovación que los pensadores del liberalismo moderado comprendieron que tarde o temprano tendrían que ceder y estudiaron entonces al fenómeno de cerca.

Alexis de Tocqueville dedicó su aguda y notable inteligencia al análisis de las tendencias de la democracia en América y como dice Eric Hobsbawn “sobrevivió” como el mejor de los críticos liberales moderados de la democracia de ese periodo y podríamos decir particularmente afín a los liberales moderados del mundo occidental de 1945.[1]

Si bien observadores del talento de Hegel, consideraban a los Estados Unidos el país del “porvenir”[2], Tocqueville en el mismo año (1830) predijo  que la extensión y los recursos de América y de Rusia, harían de ellos gigantes gemelos.

Era inevitable que las monarquías absolutas decayesen allí donde una fuerte burguesía surgía. Era inevitable la aparición de la conciencia política y de la actividad política de las masas (como legado de la Revolución Francesa) y tambien dada la notable aceleración del cambio social, surgiò a partir de 1830, la conciencia de una inminente transformación.

 

Libertad e igualdad: planteo Tocquevilliano

Si el establecimiento de la libertad es rápido y practicamente casi resuelto con la adopción de la declaración de los Derechos del Hombre y del Ciudadano,  del 26 de Agosto de 1789, no sucede lo mismo con la igualdad, a pesar de la abolición de los privilegios –cuyo sentido civil o político, social o cultural- no es percibido de la misma manera. Y será Alexis de Tocqueville conocido por su compromiso vehemente en favor de la libertad y en defensa de la democracia, que va a encontrar en América el objeto central de su reflexión: la igualdad y la pasión por la igualdad, van a determinar desde el inicio su análisis de la sociedad Americana:

“Es universal, es durable y escapa cada día al poder humano, los hombres de su tiempo deben reconocer el desarrollo gradual y progresivo de la igualdad, a la vez pasado y porvenir de su historia” –la Democracia en América, tomo I, vol. I, pág. 1-.

“La igualdad de condiciones” es desde la introducción a La Democracia en América el  hecho generador... y punto central donde concluyen todas sus observaciones y “ella ejerce una influencia prodigiosa en tanto que primer hecho sobre la marcha de la sociedad” sobre el espíritu público, las leyes, el gobierno y la sociedad civil.

Pero para Tocqueville la igualdad no es sólo un estado sino también un proceso –la igualdad creciente de las condiciones-.

Puesto que las condiciones sociales, son hoy –dice Tocqueville- más igualitarias que no han sido jamás, le seguirá la reflexión acerca de  cómo la igualdad ha sido conquistada: a. a través de una revolución- en el caso de Francia-  y luego observa a la democracia Americana, como aquella que conoce sus límites, y esto es claro porque los Americanos han nacido en una Democracia e iguales, en vez de devenir tales.

Lo que es en Francia un momento convulsivo, aparece en América como un “conjuto armonioso” de costumbres e instituciones. El origen de la Nación coincide con el de la Democracia, por ende América presenta el espectáculo de la Democracia 0en estado puro. América es el único país donde se puede asistir al desarrollo natural y tranquilo de una sociedad... y muestra lo que la ignorancia o la barbarie de los primeros tiempos no ha ocultado”.

Pero aunque la igualdad es presentada desde el inicio como un hecho “providencial” Tocqueville observa que, en América, la igualdad de condiciones va de par con numerosas desigualdades: y a pesar de que las distinciones hereditarias han sido destruidas en América hay –como en todas partes agrega Tocqueville- ricos.

“No conozco un país en el cual el amor por el dinero tenga un lugar tan grande en el corazón del hombre y donde se profese un desprecio más profundo por la teoría de la igualdad permanente de los bienes”.

La igualdad de condiciones no le permite a Tocqueville deducir entonces una igualdad sobre todos los aspectos. Tocqueville nota que la democracia en América y en Europa está signada por oposiciones: por un lado la democracia salvaje y por el otro la apacible, la del Estado social y la del mundo político, la del instinto y la de la ciencia, la del pueblo y la de los dirigentes. Estos signos de indeterminación, no hacen sino poner de relieve un pensamiento que plantea a la democracia como el enigma que debera ser resuelto.

Sabemos lo que no pueden ser las instituciones democraticas: Aristocráticas, pero queda librada a la prudencia de los pueblos lo que pueden ser: despóticas o libres.

Negar el principio aristocrático es afirmar lo que Tocqueville llama el “dogma de la soberanía del pueblo:

”. En los Estados Unidos, el dogma de la soberanía del pueblo no es una doctrina aislada que no incumba ni a los habitantes ni al conjunto de las ideas dominantes, se puede por el contrario pensar como el último anillo de una cadena de opiniones que envuelve al mundo angloamericano entero. La providencia a dado a cada individuo cualquiera que este sea, el grado de razón necesaria para que puede dirigirse a sí mismo en las cosas que le interesan exclusivamente. Tal es la gran máxima sobre la cual reposa en los Estados Unidos la sociedad civil y política: el padre de familia la aplica en sus hijos, el amo en sus sirvientes, la comuna en sus administrados, las provincias en las comunas, el Estado a las provincias, la unión a los Estados. Extendida al conjunto de la Nación ella deviene el dogma de la soberania del pueblo, así en los Estados Unidos el principio generador de la repùblica, es el mismo que rige la mayor parte de las acciones humanas”

La democracia es un estado social pero es tambien ese dogma. Ningùn ciudadano debe obedecer a otro que a ésl mismo o a su representante, y esto es la soberanìa.

 El estado social define el momento negativo de la democracia, la soberanìa dle pueblo el momento positivo.

Tal análisis implica que la distinciòn entre sociedad civil y polìtica no es fundamental, puesto que no se distinguen la una de la otra sino para llevar a cabo un proyecto idéntico: la mayor parte de las acciones humanas”.

La democracia a punta a lo que Tocqueville llama la “ influencia” que lleva a los individuos a vivir en sociedad  por la acción que ejercen los unos sobre los otros. Cuanto más viva y diversa es esta influencia, tanto más civilizada es la sociedad y tanto más los individuos desarrollarán sus facultades.

Ahora bien, en tanto la democracia se construye con individuos iguales- que no se mandan los unos a los otros, ni se influencian- pues toda influencia tiende a devenir mandato, orden-, ella separa a los hombres, sin lazos comunes, tiende a “disolver a la sociedad” y a convertir a los individuos en entidades separadas.

El individualismo se satisface a sí mismo, no le queda sino couparse de su propio placer, de su propio gozo.

La aparición de la palabra” individualismo” es remarcada por Tocqueville en tanto doctrina que ve con agrado la liberaciòn del individuo en relaciòn a tutelas pasadas, y agreaga  aún con el riesgo de liberarse de lazos sociales y de valores comunes y va más allá, puesto que el sacrificio es tanto más fácil cuanto que el  individuo que busca su florecimiento es autosuficiente.

La acciòn del hombre democrático, es el individualismo, distinto del egoísmo, un sentimiento reflexivo y apacible que predispone a cada ciudadano para aíslarse de la masa de sus semejantes y retirarse con su familia y sus amigos”. II, p. 105. Pero de este repliegue surgirá la incertidumbre y la inquietud en el hombre democràtico. Cuando reivindica como suya la opiniòn de la mayorìa, el la entiende como una opiniòn personal. Tiene opiniones, pero no tiene fuertes convicciones; en la duda, no puede apoyarse ni sobre la tradiciòn ni sobre la razòn de los hombres superiores, ni osa apoyarse sobre su propia razòn.

Ahora “ en la duda de las opiniones los hombres terminan por atarse a los instintos y a los interese materiales, que son más visibles, y más permanentes por su naturaleza que las opiniones” I, p. 93. La pasiòn del bienestar material no es la propia del ciudadano de la democracia, pero con una nueva forma se extiende a toda la sociedad. “Es un individuo sin brújula, sin amarras y los bienes materiales son su única amarra sólida a la cual pueda sujetarse, mientras que el cambio perpetuo de las condiciones, aviva el deseo de adquirir y el temor de la pérdida. La pasiòn de los bienes materiales es tenaz, exclusiva destinada a la satisfaccion de necesidades múltiples y  mediocres, “ una suerte de materialismo honesto que no corromperìa los espìritus pero los ablanda y termina por distenderlos sin ningùn ruido”. II 139

El hombre de los siglos democráticos no obedece sino con extrema repugnancia a su vecino que es su igual, pero “ le gusta hacerle sentir a cada instante la dependencia común en la que están: obedecer al mismo amo”, pero Tocqueville agrega enseguida: .” Los pueblos democráticos odian a menudo a los depositarios del poder central, pero aman el poder mismo”

Nada queda, nota Claude Lefort de la declaraciòn del Cap. 1: “ Los hombres que viven en estos tiempos marchan por una vertiente natural que los dirige hacia instituciones libres”. Pero  esa vertiente aparece como una caìda en la férula del poder, una vía imprevista se abre , y Tocqueville enuncia una tesis fundamental : “ La independencia individual y las libertades locales serán siempre un producto del arte”.

En la medida en la cual los homrbes viven separados los unos de los otros, cada uno en su mundo privado, indiferente a sus conciudadanos, y puesto que al mismo tiempo viven en una sociedad, sera necesario que se hagan cargo de los intereses comunes.

Y entonces o bien hay un Estado que tradicionalmente se ocupa de los asuntos comunes- y los ciudadanos le coceden esta responsabilidad siempre que preserve el orden civil- como condiciòn de sus goces provados-. Pero devenidos iguales, los ciudadanos dejan la gestiòn de los asuntos comunes a la administraciòn central en total docilidad.

O bien, no existiendo más Estado central, los individuos iguale sl deben ocuparse ellos mismos de los asuntos, salir de la órbita privada y con este fin: como sólo las instituciones libres pueden hacer trabajar en conjunto a los iguales serán éstos los que hagan funcionar a las instituciones libres.

Esto es lo que, nos dice Tocqueville ha ocurrido en América: los pueblos han debido aprender el arte tan caro a los pueblos democrátcos: el arte de la asociaciòn.

La nueva libertad y las instituciones que de ella surgen implica necesariamente un nuevo estado social cuyo fundamento es la igualdad, pero se les escapa que este nuevo estado dispone poco a los hombres para la libertad y los incita a contentarse con una libertad formal- cuyo marco legal es el contrato- .

Pero esta ausencia de relaciones y la igualdad de condiciones lo lleva a través del “ dogma de la soberanía del pueblo” a considerarse como soberano de si mismo y lo conduce tambien a creer que él es tan buen como cualquier otro- aquí gracias a la ley- y se prueba tambien dándole parte igual a la de cualquiera en el gobierno del Estado.

Ahora bien, lo que le dice la ley, y le murmura su corazòn, la sociedad no cesa de negarlo: algunos son más ricos, y más poderosos que él mismo.

Y esta contradicción alentará en una pasiòn insaciable, la de la igualdad. Volviendo insoportables las desigualdades que subsisten, el hombre es atormentado por la envidia a causa de una pasiòn perpetuamente insatisfecha.

Tocqueville agrega: “ En vano la riqueza y la pobreza, el mando y la obediencia ponen accidentalmente grandes distancias entre los hombres”. Las diferencias parecen entonces accidentales y para reducirlas Tocqueville ejemplifica con la actitud del comenrciante americano- estoy en vistas de hablar del kramergeist de Marx, si esto no fuera una herejía- que ve en su concurrente a su igual. Como ya lo decìa Montesquieu “ El comercio es la profesiòn de los iguales”

Pero si bien el comerciante americano distingue entre el mismo y el otro,  reconoce la objetividad de las reglas del mercado y las accepta, accepta la desigualdad “ accidental” ciertamente, o bien es la segunda actitud abierta al homo democraticus que se esfuerza por llevar al concurrente a su propio nivel para reducir la desigualdad, o impidiéndole al que tiene chances de ser más feliz y por ende de distinguirse de él mismo. Pero, aunque los dos comportamientos  son conformes al estado social democrático, será el segundo el que tenga mayores chances de ser aceptado. La aceptaciòn de la conurrencia consiste en aceptar simultaneamente la desigualdad., aunque dice Rocqueville:

“ ...cuando la desigualdad es la ley comúnde la socidad, las más fuertes desigualdades no se ven, cuando todo es más o menos del mismo nivel, las mínimas desigualdades, hieren. Es por esto que el deseo de igualdad es más grande”.

Cómo conciliar pues, o más bien qué hacer del individuo atomizado al que llo conduce la libertad junto con esta pasiòn por la igualdad ?

Si los lazos sociales se distienden, si el individuo tiende a dejar en brazos del Estado los asuntos públicos, lo que acecha a la democracia, y a la igualdad es el despotismo que favorece a su vez la individualidad.

Este despotismo que ilustra y teme Tocqueville es de un nuevo cuño: “ Los vicios que el despotismo hace nacer son precisamente aquellos que favorece la igualdad... la igualdad coloca a los hombres uno al lado del otro, sin lazos que los retengan. El despotismo eleva barreras y los separa. Los dispone a  no pensar en sus semejantes y hace una suerte de virtud pública de la indiferencia. El despotismo que es peligroso siempre, es particularmente temido en tiempos de democracia”.

 Las ideas de un pueblo democrático están naturalmente dirigidas o favorecen la concentraciòn. La puesta en marcha de cuerpos intermedios, dice Tocqueville , es ajena al espñiritu democrático. En los tiempos de igualdad se concibe la idea de un poder único y de una legislaciòn uniforme. La noción de semejante modela la representaciòn. Por un lado los individuos indeferenciados “ la vasta y magnífica imagen del pueblo mismo” de una sociedad que no ve sus límites y donde el individuo deja el campo libre al Estado, y al mismo tiempo apela a él en su debilidad, cuando tiene necesidad de socorro. Es que la pasiòn igualitaria no puede sufrir la superioridad individual, pero se satisface con la dependencia a un amo común.

El despotismo amenaza así a las sociedades democráticas, pero ya no es un despotismo a la antigua, violento y restringido, sino uno extendido y suave que degrada a los individuos sin atormentarlos, uin despotismo tutelar que Tocqueville describe así:

II, p 234 “ veo una masa inmensa de hombres iguales que dan vuelta sin cesar sobre ellos mismo en procura de placeres vulgares para llenar su espíritu...cada uno esta separado, ajeno al destino de los otros, y  por encima se eleva un poder inmenso y tutelar que se encarga de asegurar sus goces y de velar por su suerte. Es absoluto, detallado, regular, providente, y suave.. Quiere que los hombres se diviertan, siempre y cuando no hagan sino esto, provee a su seguridad, facilita sus placeres, prevee y asegura sus necesidades, dirige su industria,legifera sobre sus sucesiones...”

Hablar de depotismo suave- p.m.239- es quizás una idea inexacta, pues se vivirá bajo el despotismo de la suavidad. Al respecto ya hablaba Montesquieu: “Los conocimientos vuelven suaves a los hombres...”

Pero con Tocqueville el liberalismo  no descansa, se basa sobre el desrrollo necesario y armonioso de la igualdad y de la libertad, sino que se agudiza en la lucha por el gusto por la libertad, no contra la igualdad, ciertamente, sino-  contra la pasiòn de la igualdad, lucha con final , desigual puesto que como ya lo hemos dicho la libertad pertenece al arte de la democracia, mientras que la igualdad pertenece a su naturaleza.incierta

La distinciòn entre la naturaleza y el arte de la democracia se traduce en la distinciòn entre democracia como estado social y como instituciòn polìtica libre. En el esquema liberal, el estado de naturaleza igualitario y sin poder , es el motivo y la condiciòn de la construcciòn artificial del gobierno representativo, que será superado por su “ soberanía”. Y el dogma de la soberanía del pueblo exige que todo hombre no obedezca sino a si mismo o a su representante. Condiciòn legítima si el individuo es absolutamente independiente.

El vaivén permanente en que se debate la democracia tocquevillena revela que lo que el liberalismo considera como la hipotesis, el punto de partida, lo dado, o el presupuesto del orden polìtico legítimo debe de ser buscado, construìdo o creado. El estado de naturaleza del hombre no es su punto de partida, el comienzo de la historia polìtica, sino más bien su horizonte. El proyecto liberal que quiere fundarse en la igualdad “ natural” abre una historia: la historia de los esfuerzos, del trabajo, de los progresos, de las luchas de los hobres para establecer artificialmente, gracias a una soberanía que no está en la naturaleza,” la igualdad “natural”  a partir de la cual podrá fundarse la “ igualdad racional·, consciente, el orden polìtico legítimo”

Tocqueville no devela – y ese es justamente el enigma- sin embargo el resorte de ese movimiento histórico que describe: su proyecto democrático no ha cesado de estar tejido de contestaciones, y tensiones siempre crecientes: tensiones entre la vida de las instituciones y los sentimientos de la sociedad, entre las libertades y las potencias colectivas en fin entre la objetividad real de la vida y la potencia de la consciencia en la conformaciòn de la misma.

. Cómo el hombre se crea, como se deviene, existe un fiat creador que crea la naturaleza a traves de la reflexiòn? Lo que queda tocquevilliano son las ideas y las pasiones que hacen andar los asuntos humanos “Es siempre en el fondo del espìritu que se encuentra la marca de los hechos que van a producirse afuera” dice Tocqueville.

Heredamos la idea y la pasiòn por un proyecto democrático de las luchas del S.XIX pero tambien el nacionalismo y la xenofobia, las tensiones por las desigualdades  materiales exacerbadas. El hombre – o mejor dicho ciertos regímenes- como un aprendiz de brujo pone en peligro su propia supervivencia destruyendo los recursos naturales que los llevan a la acción Las nuevas formas de informaciòn y de comunicaciòn- política- no facilitan ciertamente la interacciòn humana. Y la libertad es por cierto ilusoria cuando las conductas obedecen a las mismas modas y buscan conformarse en las mismas imágenes.

Las críticas a la democracia individualista y técnica no son nuevas, pero parafraseando a Rousseau el remedio puede venir del mal mismo, el pacto en nombre del cual el diablo reclama lo que le es debidono existe, los valores no son automáticos, la ley legaliza pero no efectiviza ni la libertad ni la igualdad, los actores de su legalizaciòn y de su efectivizaciòn están en todas partes, lejos de ser el infierno, el otro, los otros bien pueden representar la chance de la salida.

 

          ALICIA NOEMI FARINATI  

          FACULTAD DE DERECHO   INSTITUTO A.L.GIOJA. UBA



[1]                 Hobswaun, Eric “Las revoluciones burguesas”, pág. 427.

[2]               Hegel, “Filosofía de la Historia”, pág. 71.

 
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