| Il corso del mondo e la giustizia sociale |
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| Friday, 17 October 2008 | |||||
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In quale misura l ´incidenza della filosofia politica puó oggi, contribuire a migliore la comprensione dei problemi presenti all´uomo contemporaneo? Siccome oggi non c´é uno spettro che percorre il mondo spaventandolo come si pensava anticamente, la disuguaglianza si é stabilita con il suo corteo d´ingiustizia insaziabile. Perció la filosofia morale e politica, non ci parla della necessitá della solidarietá per l´affermazione e consolidamento delle democrazie, anzi parla della “giustizia come compatibilitá delle diversitá” . Universita di Cassino, Italia Conferenze di settembre 2008 Prof. Alicia N. Farinati Universita di Buenos Aires Argentina Il corso del mondo e la giustizia sociale 1. Approccio In quale misura l ´incidenza della filosofia politica puó oggi, contribuire a migliore la comprensione dei problemi presenti all´uomo contemporaneo? Siccome oggi non c´é uno spettro che percorre il mondo spaventandolo come si pensava anticamente, la disuguaglianza si é stabilita con il suo corteo d´ingiustizia insaziabile. Perció la filosofia morale e politica, non ci parla della necessitá della solidarietá per l´affermazione e consolidamento delle democrazie, anzi parla della “giustizia come compatibilitá delle diversitá” . Queste- le diversitá-, provocano l´interesse di coloro che sono propensi ai paradossi. Ossia curiosi e interessati a capire in quale misura un modello di giustizia sociale che concede la prioritá agli abbandonati e trascurati della societá, puó accettare e legittimare le disuguaglianze piú note , essenziali sostanziali. Secondo Rawls “essere giusto” é il chiamato “ principio della differenza”, affermando inoltre che le disuguaglianze di base sono legittime secondo il modo in cui contribuiscano a favorire nella forma piú possibile la situazione degli dei loro associati , cioé di coloro che ricevono il minore beneficio/ la minore distribuzione dei beni . Ci sono delle disuguaglianze legittime, principio che ne viene subordinato ad altri due, i quali definiscono la giustizia attraverso l¨uguaglianza . Il primo dei principi dice: “Tutti gli associati hanno un diritto uguale alla libertá piú estensiva compatibile con la libertá altrui”. Il secondo principio sovrappone al “principio di differenza”la clausola per cui i mestieri che costituiscono il supporto sociale delle “disuguaglianze legittime” devono essere aperte a tutte le condizioni eque per l´uguaglianze di opportunitá” Per Rawls i principi di giustizia sociale hanno come oggettivo le istituzioni di base nella societá di tipo economico, sociale o politico con il suo sistema di diritti e obblighi correspondenti”. Questo sistema di base aggiunge e riproduce le “ differenze sociali” , siccome afferma, accentua e trattiene, con maggiore o minore forza, le disuguagliannze “naturali” e sociali dovute all´azzardo della nascita (prendiamo nota sul sistema di ereditá nella societá capitalista attuale ). In questo modo alcune delle cattegorie diventano, evidentemente , piú favorite di altre, e giacché sono queste disuguaglianze, alle quali viene interessata la teoria della giustizia di Rewls, cosi come ci sono quelle che mostrano la disuguaglianza della partizione delle ereditá e del reddito, qualsiasi di essi dovranno essere chiamati “giusti”. La parola “giusto” qualifica in questo modo un procedimento , e dopo in un secondo tempo una proprietá, ereditata in qualche modo. Per Rawls la giustizia sociale va pensata come “ giustizia procedurale pura”.(1) 2. Il mondo nuovo, quel vecchio sconosciuto. Tuttavia, nel Tribunale della Storia, guardando lo spettacolo della fine del secolo scorso e l´inizio del Millenio, la democrazia e la economia di mercato guidano, almeno apparentemente, il Carro Trionfale. Dietro il rilievo dato inizialmente alle virtú della democrazia liberale, si nasconde il vero volto del vincitore. Il mondo ha scelto una parola chiave , e allo stesso tempo molla: la mondializzazione Alcuni paesi hanno preso la parola inglese globalizzazione, ma il concetto é lo stesso. Queste parole, tanto l´una quanto l´altra richiudono una serie di nuove realtá che hanno trasformato profondamente il modo di vita della popolazione del mondo. Un economista inglese ha detto – anni fa- che questo processo significava la fine della geografia, sulla base della fantastica accelerazione tecnologica, che moltiplica in modo incredibile l´apertura economica. Sebbene nessuno degli elementi che fanno alla mondializzazione sia inedito, la loro incidenza sui problemi dello Stato e sulla “qualitá di vita”degli abitanti, é diventata fondamentale, in modo particolare in due fenomeni: l´aumento vertiginoso della povertá e dei poveri e la disoccupazione massiva dei lavoratori. I greci, dice Giorgio Agamben (2) , per riferirsi alla vita, utilizzavano due parole: zoe, per indicare la vita comune a tutti gli esseri viventi, e bios per indicare la forma o il modo di vivere propria del individuo o del gruppo. Cosí la vita politica era biospolitikos e la vita contemplativa era nominata come bios theoretikós. Aristotele ricorda in La Politica ( 1278 b 23-31) che il fine della polis é quella del vivere a secondo del bene, opposto a quello che entra nella tradizione canonica occidentale: il semplice fatto di vivere ( to zen) alla vita politicamente qualificata ( to eu zen) concepito verso la vita, ma esistendo in essenza verso il ben vivere, ( ginomene men oun tou zen heneken, ousa tou en zen), dice Aristotele nel testo citato precedentemente: “ Tale é , il vivere a secondo del bene, il fine supremo, tanto per tutti gli uomini, quanto per ognuno di loro disuniti .Loro si uniscono e mantengono la comunitá politica verso il semplice vivere, fratanto c´é provabilmente un certo bene, tanto nel fatto di vivere (to zen)se non c´é un eccesso di difficoltá nel modo di vivere ( ton bion)é chiaro che la maggioranza degli uomini sopportano molte sofferenze, e si attaccano alla vita ( zoe)come se ci fosse in essa qualche serenitá, una dolcezza naturale” Questo é assolutamente diverso, nell´ordine giuridico, nella vita umana della societá neoliberale contemporanea: visibile sotto la forma dell´emarginazione dell´esclussione, essere sempre fuori dalla vita politica, sociale ed economica. Significa inoltre essere fuori dalla giustizia sociale. Insomma : essere in uno stato di eccezione . Forse questo é uno dei punti fondamentali che contraddistinguono la democrazia antica della moderna. Le lunghe lotte per arrivare alla conquista e alla riconoscenza dei diritti delle libertá e dell´uguaglianza , incaglia oggi contro la realtá , nella quale c´é una societá mondializzata dal consumismo e dall´edonismo per alcuni , che possono “vivere bene” . Invece, per i confinati e condannati dal sistema, il panorama che si presenta é assai diverso : una vita di esclusione, nuda e senza speranza . La qualitá di vita, la eu zen, ingressa in una tappa di dissoluzione, in cui l´eccesione fa la regola. Perció la vita indegna di essere vissuta, la vita senza valori, é la regola per gli esclusi e gli esuli dal sistema. Allora, la vita degna di essere vissuta potrebbe essere “quel tanto che basta”, come definiva Michelangelo all´arte? Quello giusto, quello sufficiente? La Storia, il luogo non sacro dove nulla conta é ancora lí , in attesa, guardando il futuro, cercando di ri-scoprire il fatto politico come il luogo dove nascono e si ritrovano la contraddizione e l´identitá, il crollo e l´armonizzazione. (3) Del problema della “giustizia sociale” o meglio: del problema della mancanza di giustizia dentro la societá mondializzata , ne parleremo di due delle caratteristiche principali : a) la produzione dei poveri e della povertá b) la crisi del sistema lavorale. Nessuno degli elementi che costituiscono il processo chiamato di mondializzazione é nuovo. Il commercio fra le nazioni, l´ etá della macchina, il sistema di mercato- che é stato un adattamento a questo sviluppo nel XIX secolo- i veloci messi di trasporto intercontenentali e le impresse multinazionali che vengono in crescita da piú di mezzo secolo. Il movimento di capitali che, da altra parte non é un´invenzione degli anni novanta, le comunicazioni ( per cavo o per aria) sempre piú veloci, l´alta tecnologia, ecc. ecc. Ma, si puó affermare senza dubbio che questa economia-mondo- espressione cara a Fernand Braudel- si é sviluppata durante gli ultimi cinque secoli. Dal XVII secolo il mondo non ha avuto piú segreti per gli europei. Erano partiti dal vecchio Mare Nostrum, per arrivare all´Africa, all´Asia e al Nuovo Continente. La mondializzazione dello scambio di merce era un fatto e il gran commercio marittimo ci concretava. La seta, le spezie. il cotone, il te, il caffé, il cacao, i minerali; ecc.ecc. alimentatavano quella macchinaria produttrice dove germogliavano e crescevano, la fabbrica e il capitalismo. Tra il Cinquecento e l´Ottocento l´economia mondiale e finanziaria si stabiliva tra i continenti. Ma é stato l´Ottocento il secolo che ci dará un¨ampiezza difficile d´ immaginare. Trasformazione e scambio in un mercato mondiale che diventava ogni volta piú ristretto dovuto all´ apparizione del treno, del telefono, del telegrafo , delle navi a vapore e tanti nuovi mezzi di trasporto e comunicazione. Era un tempo in cui “unificazione e uniformitá” erano due parole chiavi in un´epoca di trasloco, di trasferimento in modo incessante . Era un tempo in cui l´informazione arrivava in un attimo ma, e soprattutto, era il tempo dell´ incremento degli scambi commerciali e della smisurata produzione agroindustriale. che copriva il pianeta entro la cornice fissata dell´economia del laissez-faire. Questo tipo di economia, la cui base di sostegno é il mercato e il lucro, non puó essere fissa. Perció gli attori girano, litigano e cambiano in un balletto concorrenza/compresenza I paesi e i blocchi per l´egemonia e alle alleanze si succedono le cadute del potere. Nel fratento la letteratura europea del XIX secolo rappresentata da Balzac, Zola, Dickens , Flaubert, e tra di noi Giuliano Martel con il suo capolavoro “La borsa”, ci mostrano senza pudore le dissonanze di una societá borghese che, avviata al “progresso” lascia buttati per strada a coloro che non possiedo ” l´abilitá di adattamento” alla nuova “etá di oro” che si apre di fronte al nuovo secolo. Millioni di uomini e donne solcavano l´Atlantico all´incirca della “belle epoque” menzionata sui giornalini e manifesti . Un “secolo corto” secondo Hobsbawm, tra due guerre di annientamento, come non aveva mai visto l´umanitá, si trova di fronte a un rilancio che, partendo dagli anni cinquanta ricostituisce uno spazio libero per la circolazione di merce e capitali, sotto il dominio di una nuova potenza mondiale. La via verso la libertá di commercio torna a costruirsi e una crescita senza interruzione e senza precedenti si fa strada nel mondo occidentale dei “gloriosi Trenta”. Il rapporto tra i sistemi capitalista e comunista, l´integrazione commerciale tra i paesi del Terzo Mondo ( in vie di sviluppo o emergenti, a secondo del periodo trattato) produttori di energia e materie prime, assicurano , fermo restando che un mercato planetario si impone ormai prima della caduta del comunismo. Un solo modello di sviluppo e un pensiero unico fondati sul libero scambio e la partecipazione universale riconoscono come unica legge la relazione costo-beneficio. Tuttavia, parallelamente al libero scambio e alla formazione del mercato mondiale, lo Stato é oggetto di una nuova definizione che restringe e limita i suoi poteri. La sua rappresentazione e la sua inventiva si vedono ristrette, e diventa impotente come garante del bene comune. La crisi dello Stato di benessere o Stato sociale é insufficiente per capire i meccanismi per cui lo Stato é spossessato del suo potere pubblico e si torna a ricostruire e rivalutare il concetto della cosa politica, il compromesso tra le forze del capitale e il lavoro che hanno permesso una diminuzione delle disuguaglianze tra gli uomini e una crescita del livello in Occidente é arrivato alla sua fine. La globalizzazione dell´economia ha dato forza e spinta agli argomenti contro i benefici dello Stato sociale o Stato-Nazione sociale. La libertá da circolare dei capitali, ha ridotto la moneta a una merce il cui valore é fissato dai mercati. La mondializzazioni degli scambi commerciali ha sottovalutato lo spazio economico nazionale come quadro di riferimento strategico esenziale, che inoltre, nel caso dell´Argentina non é riuscita a ottenere benefici con il Mercosur. Il possesso del territorio e dei suoi mercati ( per mezzo delle privatizzazioni) dá legittimitá alle misure presse dall´OMC e dal GATT, di modo tale che é sorto durante gli ultimi vent´anni, un potere mondiale di regolizzazione sottomesso agli interessi delle dite, ogni volta piú giganti, prodotto delle fusioni senza confini, con il sostegno e l´accordo dei governi piú potenti. Allora ci domandiamo dove restano l´equanimitá e la giustizia, come base di una vita degna? Dove restano esse, se i prodotti di questa nuova societá (trasformata in mercato e basata sulla transazione) sono lasciati liberati alla utilitá individuale? E questa, l´utilitá individuale, viene valutata e misurata a secondo del valore monetario dei servizi ai quali ognuno puó accedere e possiedere. Allora in questo panorama il mercato realizza e concreta “la vera giustizia sociale” Perció lo Stato di benessere é visto come fattore di ingiustizia siccome punisce la iniziativa individuale Il mercato permetterebbe a tutti gli esseri umani la possibilitá di “ prendersi al suo proprio carico e assicurarsi il proprio benessere dovuto alle sue intraprendenze e alle sue creativitá. La cosí chiamata “equitá” mette in valore il principio della responsabilitá individuale” ( 4) La societá ridotta a semplici “ risorsi umani”, essendo il capitale la sorgente di ogni valore, di cui é la misura per tutto bene e servizio materiale o immateriale l´individuo non ha nessun altro valore di quello della rentabilitá. E il valore é dato dal meccanismo di produzione, un bene o un servizio dependono della loro contribuzione al reddito del capitale finanziario. ( 5) La crescita delle disuguaglianze che questo modello economico provoca a livello mondiale, sono descritte non soltanto dai detrattori del sistema unico, l´allarma é stata lanciata dagli organismi internazionali, il Vaticano e last but no least gli economisti del sistema. Al riguardo il giornale “La Nación” di Argentina del 24 ottobre 1999 pubblica un´ intervista all´ economista H. Glennerster chi afferma: “ Le riforme del mercato aumentano le disuguaglianze. Lo Stato non puó lasciar di occuparsi dei problemi che provengano dalla povertá e dalla esclusione sociale”. Lo stesso giornale , qualche giorno prima ( 12 ottobre) aveva dedicato due pagine a “ il gran tema trascurato dall´Argentina: la povertá ...il peccato capitale” Sotto il titolare “Le fenditure del modello globale” il giornale argentino Clarin ( 3.ottobre. 1999) cita le opinioni dell´Accademico dell´Universitá di Yale prof. Garret, le quali fanno riferimento a “ in che modo viene agitato l´orco della mondializzazione per ostacolare e impedire la pressa di decisioni capace di prottegere la produzione, il mercato interno e contro l´ accetazione passiva delle politiche ortodosse” Non possiamo trascurare le ricette del FMI, il cui presidente M. Candessus richiamava a rafforzare il sistema finanziario, e come prioritá “la lotta contro la povertá... L´improrrogabile guerra contro la povertá”. ( La Nacion 29 settembre 1999. 3. Dimenticare l´ uomo, un ´illusione devastatrice, un miraggio distruttivo Cifre e numeri Vediamo qualche cifra riferita alla povertá nel mondo e specialmente nell´Argentina degli ultimi anni, vale a dire dal momento in cui viene messa in moto la societá di mercato. L´ INDEC ( Istituto Nazionale di Statistica e Censimenti ) informava che nel 1974 il 10 % piú ricco della popolazione disponeva del 28 % dell´ingresso nazionale, mentre nel 1998 questa stessa quantitá di popolazione concentrava il 36.9 % e il 10 % piú povero riceveva soltanto l´1.5 % dell´ingresso. L´ingresso del 10 % piú ricco divenne 12.2 volte superiore al 10 % piú povero nel 1974 a 15,4 volte superiore nel 1990 e 24.6 volte superiore nel 1998. Prendendo il 20 % della distribuzione degli ingressi, la partecipazione dei piú poveri é del 3.9% mentre il 20% piú ricco é del 55, 2 %. Queste cifre mostrano che l´Argentina presenta la maggiore disuguaglianza della sua storia, superando chiaramente l´epoca dell´inflazione ( 1989). Il deterioramento degli ingressi, la disuguaglianza sociale , inducono a stimare che nell´Argentina il 30 % della popolazione é povera. Perció si allega il diagramma della popolazione che vive sotto l´indice di povertá e il tasso di disoccupazione. La popolazione che vive nell´indigenza sono famiglie che dispongono di 210 “pesos” al mese ( 60 dollari circa) per dare da mangiare a quattro persone . E questa popolazione é aumentata del 41% tra il maggio del 98 al maggio del 99. salendo da 627.944 a 885.443 persone. In un anno, nel capoluogo della nazione ( Buenos Aires) e nei rioni periferici (chiamati “Gran Buenos Aires”)si sono aggiunti 351 mila nuovi indigenti. Se a queste cifre allarmanti aggiungessimo l´informe della “Segreteria di Sviluppo sociale della nazione “, diremmo che il 45 % dei bambini tra 0 a 14 anni di etá sono poveri in Argentina. Nelle famiglie formate da cinque membri in media, dove c´é un ingresso mensile di 355 pesos, ognuno ne dispone di 2.20 pesos al giorno ( 0.70 dollari) Conclusione: su 10.650.000 bambini da 0 a 14 anni vivono in case povere 4milioni 547mila bambini . ( dati raccolti dal INDEC e Siempro ) Informa l´ UNICEF che questi bambini poveri hanno poche possibilitá da sopravvivenza dalla nascita ai primi giorni di vita. La possibilitá di morire prima di aver compiuto l´anno di vita é molto alta nei bambini poveri Al riguardo del giornale “Critica degli argentini.” del 10. 08. 2008 cito: “ Nel 2007 morirono in Argentina 8688 bambini minori dei cinque anni, 152 piú dell´anno anteriore. Otto bambini muoino ogni giornoi, per motivi legati alla mancanza di nutrimento” Inoltre c´é un rapporto diretto tra povertá ed educazione. La mancanza di educazione sistematica data dalla scuola, é legata strettamente alla mancanza di un ambiente propizio ( tetto, acqua, servizi, ecc.) Se su 12 milioni di abitanti della Capitale e della periferia, ci sono 3.2 milioni vivono sotto la linea di povertá l´ingrandimento della indigenza tra i bambini é maggiore, siccome 113.000 sono giovani poveri tra 15 e 24 anni. Inoltre la disoccupazione arrivava a 4 milioni di persone ( 14,5 % nel agosto 1999). A questa cifra si dovrebbe aggiungere il 14,9 % della suboccupazione o sottoccupazione. La disoccupazione e la povertá colpiscono, di modo tale che arriva al 27 % tra i giovani dai 15 ai 25 anni, facendo parte della popolazione attiva del 53%. Sotto la linea di povertá sale del 40 %. Sotto la linea di indigenza sale del 9,3 %. I giovani che non studiano sale del 14,5 % Le persone che non hanno completato la scuola elementare sale del 5,7 %. Dice il giornale citato precedentemente: “ Il tasso di abbandono della Scuola elementare tra il 2004 e il 2005 é stato del 20 %”
La disoccupazione della popolazione attiva é salita del 14,5 % . La sottoccupazione e disoccupazione, conforme l´ informazione dell´INDEC sale del 29,4 % . Merita un brano il tema del lavoro infantile. Al riguardo cito : “2 milioni di bambini tra 5 e 14 anni, realizzano qualche attivitá di lavoro. Il 42 % di loro lo fanno insieme ai genitori.” Questo succede in un paese . il cui debito estero consuma il 46,7 % del PBI. . che ha registrato tra gli anni 1998 e 1999 una caduta di 334.100 milioni di dollari. . che, conforme l´informe delle Nazioni Unite sullo sviluppo umano , del 1999, si trovava al secondo posto nell´America Latina e al posto 39º del mondo. Affermando che “La crescita dei mercati e la rivoluzione delle comunicazioni hanno permesso ai paesi ricchi di aumentare la loro ricchezza e di approfondire la loro differenza con i paesi poveri”. Confrontiamo le cifre che abbiamo presentato con alcune cifre del 2008
Su una popolazione di 39 milioni di abitanti, il 31.6 % é povera. Il quale significa 11.300.000 di poveri, tra i quali 3.9 milioni sono indigenti, L´ultimo dato dell´INDEC del mese di marzo dava come cifra il 20,6 %, pari a 7.300.000 di poveri. Secondo l´INDEC tra i mesi di gennaio e giugno i prezzi degli alimenti basici sono saliti del 2,8 %, altre imprese di consultazione tale come la Krotz afferma che ne sono arrivati al 13,6 %. Secondo l´INDEC nel giugno, la soglia della povertá familiare si trova in 988 pesos, ma la ( societá di consultazione) Sel , informa che ne sarebbe di 1345 pesos. L¨aumento della povertá é concentrato nei settori inseriti in un lavoro generalmente informale, ( non riconosciuto ) con poca capacitá da difesa , con il deterioramento dell´ingresso reale ( informe della Sel) E aggiunge che l´inflazione dei beni e servizi che fanno parte della chiamata “canestra familiare basica” ha fatto che si perdano parte dei benefici ottenuti fino la metá dell´anno 2006. Il varco tra l´ingresso delle famiglie povere e il costo della “canestra familiare” é oggi del 13,2 %. Non ci vuole aggiungere niente , per capire che le cifre e i dati informati dall INDEC sono assolutamente discutibili, siccome essi ignorano nientemeno che 4 milioni di poveri. Il Governo attuale ha pensato a un “ Piano alimentario”che, d´altra parte non ha molte differenze di quelli stabiliti dal Governo di Alfonsin ( 1983 – 1989) chiamato “Cassa/ Scatola Pane” o il “ Piano Vita” organizzato dal Edoardo Duhalde Governatore della Provincia di Buenos Aires, o quello del 2001´, il chiamato “ piano per i capifamiglia” ( donne o uomini) organizzati addiritura dal FMI. Le cifre riferite alla povertá sono: Per l´INDEC del 20.6 %Per l´UCA del 28.2% Per il SEL del 30.3 % Per la CTA del 33 %. Questi dati sono una mostra eloquente del modo chiaro in cui vengono sottomessi i piú vulnerabili : i bambini e i minorenni Da uno studio dell´UCA –Universita Catolica Argentina- dell´anno 2007 sorge che il 9 % dei minorenni di 17 anni, abitanti delle grandi cittá hanno subito “ riscchio alimentario”, é questa cifra significa il doppio del 2006. E´da segnare che questa Universitá viene realizzando dall´anno 2004 uno studio sul debito sociale, sulla base di 2500 case di famiglia. Da ció si deduce che ci sono ragazzi fino ai 17 anni che hanno subito in qualche momento della loro vita episodi di fame. Purtroppo la cifra ne ha significato il doppio nel 2007. Su una cifra di 987 mila fanciulli il 44% di loro hanno sofferto la diminuzione del cibo quotidiano . E la diminuzione arriva al 60 % nelle famiglie di piú umili condizioni. Ma questa situazione si fa sentire, anche nelle famiglie di un ceto sociale medio con una discesa del 30 % e fino il 21 % in ceti sociale decissamente alti . Tutto ció é il risultato dell´aumento smisurato dei prodotti base dalla alimentazione. Generazioni di fanciulli rimangono esuli dal sistema, senza stimoli intellettuali, senza accedere äll´educazione, alla lettura ,alla tecnologia, fermo restando che per i settori popolari non ce n´é nessuna possibilitá. E a questo panorama si aggiunge la scarsa o addirittura la mancanza di incentivi sociali; e ció acentua ancora di piú le differenze e le disuguaglianze. Lasciare da parte la salute é altro asse della povertá, siccome la metá delle famiglie non possiedono assistenza , per forza devono fare dei lavori instabili , a volte di breve durata, per potere accedere al cibo non sempre quotidiano Questa povertá strutturale , macchia della chiamata democrazia, non puó uscire da questa situazione siccome , a essa non é soltanto inaccesibile il credito, inoltre non ci sono politiche statali per l acquisto di un tetto, cioé di un degno abitat. Non ce ne sono, né nelle province , né sulle periferie delle grandi cittá. Malgrano i lavoratori facciano ogni giorno grandi sforzi per ottenere piú ingressi, e in questo modo migliorare la situazione economico-sociale delle loro famiglie, purtroppo non ci riescono. Tuttavia, l´Argentina possiede un potenziale produttivo smisurato che servirebbe da “nutrimento a 500 milioni di persone” secondo ha detto pochi giorni fa, la presidente Cristina Fernandez . Si tratta della stessa Argentina democratica che ha sviluppato negli ultimi otto anni una crescita economica senza precedenti. Ma, ce n´é stato un impatto possitivo sulle condizioni di sussistenza, sull´abitat, sulla salute e l´educazione della popolazione? Sembra di no, siccome la realtá di oggigiorno ci fa pensare che, nella lotta contro la povertá strutturale, questa crescita, questo boom, non sia stato né adeguato, né sufficiente. E senza il credito , sempre inaccesibile, e senza politica adeguata , non si puó accedere al tetto proprio e né al meglioramento del minimo abitat. I lavoratori hanno fatto sforzi per migliorare i loro stipendi. Peró, non esiste una pianificazione lavorale e l´impiego generalmente é informale e gli stipendi sono bassi. Suponendo che il mercato avrebbe risolto il problema ( come si manifestava nell´ decada anteriore) la politica di educazione e quella degli “arti e mestieri” non si fa notare. Neanche si aplica una politica educativa indirizzata a che ogni singolo possa completare il ciclo scolastico elementare che gli permetta l´ingresso alla scuola media. Ma di fronte a questa ipotesi minima, e sebbene in Argentina esista la scuola gratuita, ci sono anche gli ostacoli e gli inconvenienti ( ne abbiamo giá parlato) riferiti ai giovani La politica assistenziale, dovrebbe fare parte degli ingressi dei piú bisognosi, ed essere inoltre un arnese che servisse a sradicare la povertá e arricchire il paese. Purtroppo non compie l´obbiettivo, siccome ci arriva soltanto a una piccola parte della popolazione. Tutte queste mancanze sottolineate hanno un grande impatto nel disarticolamento e disfascimento del tessuto sociale. E non si tratta soltanto di mancanza di politica fra le diverse classi sociali, il peggio é che non si stabiliscono le basi per lo sviluppo delle capacitá della comunitá. L´intervento dello Stato, che era sparito nel 90, neanche oggi é presente dove la Nazione ne ha bisogno. Ci vuole attenuare gli effetti rovinosi di quelle politiche antidemocratiche praticate a secondo dell´insegnamento e la bachetta del Consenso di Washington, al quale i governi latinoamericani , e in speciale l´argentino sono particolarmente ubbedienti, sottomessi, disciplinati, ossequenti e docili. Le tasse di occupazzione sono: Impiegatti, 42% In attivita, 45,0% Subocupatti, 8,2% Senza impiego, 8,4% Ad agosto 2008 Adesso dobbiamo dedicare un brano a quello che i teorici chiamano “politica populista”. Questa politica per avere un approdo nella realtá, dovrebbe essere accompagnata da una volontá di cambio, nel senzo giusto di diminuire il piú possibile l´indice di povertá. La politica integrale, coinvolge salute, tetto ed educazione, sostegno e “chiave volta” di un sistema che oggi é malandato, malfatto e malaticcio, il quale non ci si é fatto sentire, e le cifre che abbiamo consegnato a modo di esempio ci confermano. Per la nostra nazione argentina e per il Pianeta Terra quale potrá essere l´uscita di fronte alla catastrofica situazione che minaccia la vita e anche il mondo fisico ? Perció. promuovere il bene comune, la soliedaritá e la giustizia sono beni che la politica non deve trascurare. E´urgente ripristinare le condizioni da una vita degna, l´uso ragionevole dei beni comuni all´Umanitá ( l´acqua, l´aria, la terra, l´energia) Sono moltissimi i fori , le ONG dove non mancano le proposte con l´obbiettivo di svegliare la coscenza morale e la possibilitá di tentare una svolta, un cambiamento. 4. Democrazia liberale e giustizia sociale Conclusione Le democrazie non sono tutte uguali. Ma, riguardo al´America Latina e in particolare all´Argentina, le cifre precise e contundenti sulle quali abbiamo fatto questo rilevamento, ci fa domandare in modo imperioso quale sia il corso del mondo, come direbbe Hegel o la possibilitá o no di compatibilizzare democrazia liberale e giustizia sociale nello Stato sprovvisto che ci tocca vivere. Possono chiamarsi “democrazie” se non sono capaci di garantire quello che per il cittadino significa la parola uguaglianza, nell´ ambito economico- sociale, ed anche nella politica? Il consenso riuscito dalla democrazia, viene consumato non solo perché il popolo lo percepisce nelle formali e vuote istituzioni dello Stato democratico, anzi perché esse si mostrano impotenti e incapaci di mettere in moto pratiche politiche da sviluppo, da impiego; che promuovano l´educazione e la salute, e anche l´alfabetizzazione, e come si dice oggi: la lotta contro la societá 20.80. Se desideriamo che le democrazie siano sostenute dalle loro istituzioni,dal loro sviluppo e dai loro risultati, questo implica che lo Stato dev´essere sufficientemente forte ( 6) da garantire minimamente la sicurezza materiale, l´uguaglianza, la giustizia e le libertá. Se lo Stato non puó garantire questo benessere minimo e basico per il “buon vivere” e per possiedere una vita degna, se i diritti e garanzie sono soltanto dichiarazioni costituzionali , vuote la disuguaglianza prenderá posto in un drammatico ritorno al XIX secolo. Il gioco tra esclusione-inclusione L´inclusione degli esclusi, a scopo di fare funzionare il sistema ci conduce al homo sacer, del Diritto Romano. Quell´uomo , il quale non é bios politikós né zoe naturale, e´l´uomo messo fuori dell´umano. Perció la sua morte non contituisce reato. Quella vita nuda dell´uomo che si trova accluso nella civitas sotto la forma di morte lecita . La diversitá tra societas e bios, tra vita privata ed esistenza política ci ha trasformato, non siamo soltanto animali , che nella loro politica mettono in gioco la vita come essere viventi , anzi siamo cittadini che nei nostri corpi (7) naturali si giocano il loro essere politico totale. Abbiamo voluto fare riferimento a una presenza e a un´assenza. Nell´America Latina e in Argentina in particolare, la presenza viene data dalla disuguaglianza con la sua povertá e al dire l´assenza parliamo della giustizia sociale . Parafrasando Derrida, ne parleremo di fantasmi, dell´ereditá che ne va da generazione a generazione. Di quelli che non ci sono presenti, né dentro né fuori di noi, ma che ci sono a nome della giustizia. Lí, dove la giustizia non c´é ancora, o dove ha lasciato di essere, o dove non ce ne sará mai presente . In grado minore alla legge riducibile al Diritto. Nessuna politica, nessun etica sará possibile , immaginata o pensata se non verrá riconosciuta la base del rispetto degli altri, coloro che non ci sono piú e anche per coloro che non ci sono ancora ( 8) Il fantasma della giustizia vola sulla societá di uomini in cerca della dignitá. la“Wurdigkeit”, incondizionata da Kant, che si alza all´inssú di tutta economia. L´urgenza dei fatti , ci conduce a ricordare un vecchio-nuovo principio: la speranza. “Speranza. Sperare, intenzione verso una possibilitá non ancora costatata: questo non é solo il principio della coscienza umana, anzi concrettamente compresso, é una disposizione fondamentale nell´interno di tutta realtá obbiettiva” “pensare vuol dire sorpassare, in modo tale che no sia né sopresso né evitato. Il vero superamento non arriva mai dal sogno o fantasticando con un futuro assolutamente vuoto.
Questo coinvolge quello nuovo, come un elemento che é immediato al trascorso del presente, sebbene per essere liberato richieda una volontá tesa verso di esso. In origene l´uomo vive teso verso il futuro, il passato si aggiunge solo piú tardi. Perció si puó affermare che il vero e proprio presente non é ancora arrivato. Che possiamo sognare? E´il didascalico passo di Bloch:
“dobbiamo sognare la trasformazione del mondo, la totale volontá di
cambiamento soltanto puó riferirsi al futuro- uno spazio non ancora
conclusso e che si trova davanti- non come un ostacolo e che il passato non
sia pensato come un esilio” BIBLIOGRAFIA Rawls. Theory of Justice, Cambridge. Mass University Press 1971 Agamben Giorgio. Homo Sacer, Seuil Parigi, 1997 Polanyi K. Il nutrimento dell´uomo / Il sostegno dell´uomo, La grande transformzione Pagg.61 Rawls ( opera citata precedentemente) e Giddens,A. :La terza via. 1998. Petrella R. La depossession de l´Eta. Le Monde diplomatique. Aout .1999. Tokman e O¨Donnell¨; Povertá e disuguaglianza nell´America latina. Paidós .B.A. 1999. Derrida Jacques. Spectres de Marx. Galilé. Parigi. 1993 Bloch, E. Il principio Speranza. Ed. Suhkamp. Francoforte.1958 Kliksberg,B, e Sen, A. : Primo la gente, Planeta, Buenos Aires, 2008 Trad. Prof. Beatriz Straccia
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