Passione democratica, passione política o passione verso il potere? PDF Imprimir E-mail
Monday, 28 September 2009

                Alicia Noemi Farinati

Universidad de Buenos Aires

 

Passione democratica, passione política o passione verso il potere?

 

“ La missione, quando la veritá dell´Aldilá si é svenuta, é stabilire la veritá di qui sotto” K. Marx

 

“Spiegare la Storia significa svelaree le passioni dell´uomo, il suo genio e le sue forze attive” Hegel

 

 

Introduzione alla passione: il XVIII secolo.                        

 

                        Sono gli uomini come gli considera  Voltaire nello Zadig:“ Insetti divorandosi gli uni agli altri, sopra un piccolo atomo di fango?”,.la vita, finalmente e in qualche modo, non é soltanto una farsa crudele che non “aveva nemmeno il merito di essere logica, e che sarebbe  tan pazzescamente armata di modo tale che le cose minime, finissero nel piú crudele degli effetti? Si domandava un´altra volta Voltaire. Hanno gli uomini davanti a sé un lungo deserto e alla fine di esso l´abisso della distruzione ? si domandava Federico II.

 

 

 

                          Tuttavia, insieme  al pessimismo , il secolo della modernitá , il XVIII, dá libero corso agli istinti, alla morale e alle passioni. Se in quel secolo le passioni furono un fatto naturale, sarebbe stato un grosso sbaglio tentare di cancellarle. Tutto il contrario, le passioni sono come la linfa delle piante:  ci fanno vivere. Le passioni occorrono alla vita dell´anima, cosí come gli apettiti occorrono alla vita del corpo, per caso cancelleremmo la fame  e la sete?  Hazard (1)

Le passioni sono utili ripeteva a sé stesso una platonica metafora, che passava da libro in libro: “cosi come il pilota ha paura delle acque quiete e chiama i venti a spingere la sua nave,  magari ci volesse  subire le tempeste”. Cosí le passioni ci spingono, ci incitano, sebbene qualche volta ci affondino, ma ben sappiamo che  senza di esse non potremmo navigare, solcare i mari.

 

              

 

 

                      Le passioni si potranno governare, sempre che ci sia la morale a condurle, la quale sará “il pilota, il compasso e la carta” che permetteranno all´uomo di proseguire il percorso e  la rotta che la natura gli indica/ all´incirca della felicitá. Se la felicitá é la meta della passione, e perció  questa dev´essere riabilitata , riscattata , dopo  secoli di trascuratezza e la si deve capire  come il dono dato dall´Essere Supremo alle sue creature.

 

                                La passione, considerata senzazione, ci indica cosa dobbiamo cercare o rifiutare,  a  quale  inseguire o dalla quale fuggire, i beni tra cui voliamo o il male dal quale ci allontaniamo, e la sua manifestazione piú viva: il diletto é la forma della riproduzione della nostra specie. Voltaire afferma “ sono un filosofo molto voluttuoso” ( al riguardo sarebbe stato convenevole domandare a Madame de Chatelet : Voluttá o gelosia? Voluttá e passione o egoismo?).

                        

                               Il XVIII secolo coinvolge allo stesso tempo passione e ragione. E questa, la ragione, come la grande legge del Mondo,  é sottomessa alla veritá come fondamento  della moralitá, il che ci conduce a una morale naturale, le cui conseguenze sono divergenti, da una parte  la legittimitá dell´amore proprio, il quale offre il vantaggio di essere alla mano di tutto il mondo. Al riguardo dice Toussaint  in Les Moeurs, L’Abitudine, anno 1748, 2: “Questo forte attaccamento  che la natura ci dá a noi stessi,  ci detta doveri verso il nostro corpo e la nostra anima.”, e cito “ L´amore verso il benessere é maggiore della  esistenza stessa” o , come diceva Madame D¨Epinay al abate Galeano “la prima legge é occuparsi di sé stesso, non é vero?”( lettera del 29 settembre 1769). L´amore proprio é piú semplice dell´amore divino.Un principio piú generale , diceva Federico Guglielmo II

 

 

                  Allora...si tratta di lasciare libero corso all´egoismo piú sbrigliato?

No. In nessun modo. La ragione , come l´abbiamo giá detto, indirizza il il piacere , il godimento che ambiamo quando inseguimo il nostro proprio piacere e il nostro proprio interesse della nostra passione, distinguendo tra “ la qualitá dei piaceri, gli dá gerarchia e ci consiglia, essendo veramente il nostro proprio tiranno”, notevolmente  diverso di quello che sembrerebbe.

 

                “ Il vizio non é altra cosa dell’ eccesso”   l’  hybris´ dei greci, Ossia la cattiva applicazione delle passioni naturali e innocenti, utili e necessarie. La virtú consiste nella moderatezza e nel governo, l´uso e la applicazione degli appetiti, dei desideri,  delle passioni, della accetazione delle regole della ragione, e di conseguenza opposte agli impulsi alle spinte ciecchi” (3). E qui appare il secondo  punto che segna il confine del primo, la ricerca dei nostri interessi non va sugli interessi degli altri, questo principio formale é la chiave dell´ordine liberale, il quale va annesso al costituzionalismo post-rivoluzionario, fermo restando con questo che “ non c´é felicitá individuale al di fuori della felicitá colettiva”

               

                      

                  La natura ispira l´uomo, l´amore,   il piacere , la paura e  il dolore. Tutto ció serve a dimostrargli  il beneficio della socievolezza ( Della politica naturale” Baron d´Holbach- anno 1772), De la Sociabilité.  Ma sará d´ Alembert in “Elementi di filosofia” chi ci avverta  sulla necessitá   scambievole che gli uomini hanno gli uni verso gli altri e i compiti che hanno tra di loro. Tutti questi temi, sembra che ci indichino che la morale ha nel nostro cuore una soluzione sempre pronta e che certe volte le passioni ci impediscano di continuare, ma non sono mai distrutte”.( 4)

                 

                 Questo incredibile principio  che vedremo apparire nella Fenomenologia e nella Filosofia hegeliana,  germoglierá in Marx, trasformato per la sagacitá e la astuzia della ragione.

 

 

                       Fino qui, sembra che non ci siano delle differenze tra politica e morale. La virtú sarebbe i suo inizio e il suo finale e la buona fede sarebbe l´ arbitro , il padrone assoluto tra i rapporti individuali e il principe ” Ardore, candore, innocenza y magnifica ignoranza dei bisogni che si impongono all´ uomo di Stato.”( 5)

 

 

                      

                                La passione pubblica nella Storia : Hegel

 

 

              Hegel, alla sommità della Filosofia del XVIII secolo e all´  uscio del XIX (6),  dirá nella sua Fenomenologia que “ gli individui credono e immaginano i loro atti soltanto per sé, per il suo proprio profitto in modo egoista, ma essendo – l´azione- meglio di ció che la propria singolaritá ci crede, siccome il suo  singolo operare, é allo stesso tempo un operare universale. Quando l´uomo agisce in modo egoista semplicemente non sá quello che fa e, quando afferma che tutti gli uomini attuano in modo egoista sta affermando che tutti gli uomini non sono conspevoli del loro operare.” (7)

 

  

           La Storia, dove si iscrivono i fatti umani, non é una lunga e ininterotta serie di sbagli e insuccessi, anzi é un´ accumulazione di esperienza.  E “ la realizzazione totale di una forza infinita, nascosta all´interno di un essere che in origene non é niente e che dopo diventerá tutto”. E´insomma la forza infinita della negazione e dell´ inqueitudine umana dato che “ molte forme, mancanza di inizio e assente di fine, assenza di fondazione e mancanza di culminazione. Hegel é il contrario di un pensatore totalitario”

                     

            L´uomo, il Logos materializzato, é fisso, fisso in modo necessario nella serie della progressione. E questa progressione  non  porta in sé  nessuna stazione, nessuna fermata, e non si sente sodisfatto con il momento anteriore, “ il risultato di questa progressione é  che lo Spirito, nella misura in cui si concretizza e pensa al suo essere, distrugge da una parte la determinazione del suo essere, d´ altra parte, cattura la propria universalitá e in questo modo dá al principio un nuovo destino”(9) . Soltanto c´é da lodare “la pazienza della Storia”, perché  movendosi lentamente lo fa perché ” lo Spirito deve esperire, manifestarsi, internarsi e  interiorizzarsi di nuovo- Er- innern -tutta la sua ricchezza, la sua sostanza nel mondo, e lavorare con i materiali impropri che gli offrono le passioni e gli interessi umani  da potere riuscire, finalmente alla “veritá”...”intanto lo Spiritu non é una costruzione astratta. E l´astrazione della natura umana anzi, é completamente individuale, attivo...il suo oggetto é lo stesso”...”lo Spirito é consapevole sono quando é conscio di sé”...” e arriva a un contenuto che non trova tutto fatto davanti a sé,anzi ci crea facendosi  allo stesso tempo oggetto e contenuto” (10)

 

                  L´uomo hegeliano , quello che chiamiamo il logos, materializzato, si rializza nel tempo e il tempo é il suo “avvenire” e il suo “bisogno”, e´ in questo mondo dove si fanno e si disfanno le passioni, le illusioni e gli sbagli degli uomini, in un gioco in apparenza superficiale di passioni e di desideri  accidentali, “soltanto umane”(11) é , qui siamo nel cuore della visione hegeliana del mondo “ e  dice Hegel:

 

“la tragedia che l´Assoluto gioca eternamente con sé stesso, si concepisce eternamente dall´oggettivitá, si sviluppa sotto  questo disegno che é proprio alla passione e alla morte, e si leva dalle loro cenere alla gloria”( 12)

 

 

 

                 La Storia, quel posto della irragionevolezza, della “non ragione” (13) “quella valle di ossami”, dove vediamo i risultati “piú grandi e piú elevati disfatti e distrutti dalle umani passioni”, e nella misura in cui ci si presenta come “ il campo di battaglia”- Schlachtbank, ovvero “ Il mattatoio”- dove sono sacrificate la felicitá dei popoli, la sapienza degli Stati e la virtú dei singoli,  la domanda che ci si presenta é :  quali sono i fini per cui quei sacrifici immensi furono portati a termine”. La Storia é tragica - diceva il giovane Hegel-... ma esprime la condizione umana. Allo stesso modo per cui l´eroe tragico non puó fuggire dal suo destino”(14)

 

              Si puó vedere una  rappresentazione pessimistica della Storia, come un assurdo proccesso- sguardo pessimista che, a secondo di Ch. Bouton e J. D´Hondt  (15)  Hegel prende da Volnay in : “ Le rovine, le meditazioni sulle rivoluzioni degli imperi”,  tradotto nel 1792 , il quale viene letto da Hegel sulla rivista alemana Minerva-  l´avvenire dell´uomo é “la povertá, le preoccupazioni, la collera, l´indifferenza, la frenesia delle passioni, l´inseguimento arrabbiato di fini unilatirali”.

                     E i motivi non potranno mai alzarsi sulle asserzioni  della morale. La ragione impersonale e astratta rifiuta della passione “ come una cosa che non é buona, che é piú o meno cattiva, l´uomo –dicono in una critica al moralismo kantiano- non deve avere passioni” ma, indubbiamente “ la passione e l´interesse sono l´unico motivo , e pertanto i veri veicoli efficaci  dello spirito” .Un´astrazione , cosí vuota come il bene per amore al bene, non esiste nella realtá vivente. Gli uomini  agiscono inseguendo i loro fini e i loro interessi particolari. Hegel  solleva il momento “passionale” della Storia. Nel vertice della tempesta rivoluzionaria, la sua comprensione si manifesta contro la potente  alleanza tra gli innumerevoli  sostenitori dell´antico regime , del passato... e trionfarono facendo nascere un  nuovo ordine etico”             

 

                        “Il pensiero  ha rivalorizzato il concetto di diritto e al quale  il vecchio edificio della ingiustizia non ha potuto resistere . Dal pensiero del diritto, si constituisce  la Costituzione, e da  quel momento tutto va  disteso su questa base. Dal momento in cui il sole si trova nella volta celeste e che i pianetti gli girano attorno, non si é visto l´uomo mettersi con la testa giú , ossia   fondarsi sull´idea, e costruirne la realtá”. (16)

( Riguardo alle differenze tra la Rivoluzione Francese e lo Stato Germano  si puó ricavare informazione da “ Lezioni sulla Filosofia della Storia” e “La ragione nella Storia” )         

                        

 

                         Per Hegel, contrariamente alla visione intellettualistica della Storia, la passione esprime “ un soggetto che tiene tutto l´interesse vivo del suo spirito, del suo talento, del suo carattere, del suo godimento in un solo contenuto.

                           Niente di grande é stato mai prodotto senza passione, niente di grande potrá essere  fatto senza di essa.

                         E´ soltanto una moralitá morta, piú di una volta ippocrita, capace di  sviluppare  una lotta  avviata verso le passioni.

E siccome niente si realizza senza interesse” (17), diremmo meglio:  senza interesse appassionato.

 

L´azione degli uomini e l´azione degli eroi.

 

 

                              Questa specie di “santificazione”  dell´ azione -al dire di K. Pappioannou-  nel supposto che ci fosse un´ altra possibilitá, tranne  nel caso di uno Stato “Hamletiano”, é una presa di posizione da parte di   Hegel, contraria alla posizione pessimista  e fatalista della Storia,  attraverso l´interesse e la passione che stimola i singoli a uscire dalla sua muta interioritá, e dalla muta interioritá da “maestro di scuola” tanto detestata da Hegel. Saranno “i grandi uomini” gli arnesi che  utilizzerá lo spiritu per realizzare  per messo della passione qualcosa di piú alto e ampio.

 

                              Sono gli eroi, coloro che prendono il destino tra le mani e lo concretano: “ E´lo Spirito nascosto, ancora sotterraneo, che non é ancora arrivato alla sua esistenza, ma che urta contro il mondo attuale, perché ci vede solo come una  buccia non convenevole, che non va d´accordo con il seme che porta in sé”,...“Il grande uomo, infiammato dalla passione e dalla luciditá, sa che la sua opera va d´accordo alla sua epoca , ed esprime l´orientamento piú proffondo della sua epoca. I grandi caratteri sono quelli che, ogni tanto  trovano la soluzione appropriata.” (19)

 

                      Quegli eroi, che affascinavano Hegel, sono i fondatori degli Stati, i grandi strateghi, chiamati Alessandro, Cesare o Napoleone, e anche Antigona, i quali rappresentano in un momento dato della Storia, la volontá generale sul popolo , che malgrado ci si imponga:

                                                         

                   “ Tutti i grandi Stati sono stati creati dalla forza dei grandi uomini...

il grande uomo possiede nei sui elementi basilari , qualcosa   da chiamarlo il loro  “capo”, il loro padrone, il loro conduttore e gli obbediscono  magari  in contro della sua  volontá.(20). Ma Hegel sa bene che loro no potranno trionfare se non sono accompagnati dal  loro popolo  e come condizione dovranno accordarne con lo spirito. Gli eroi  che se ne dimenticano, che si dimenticano della ricerca della libertá e dello  sviluppo dei popoli, non potranno né convincere né trionfare.

 

 

                    Il  loro ruolo é fondamentale, dato che la volontá generale ha il bisogno di uno strumento umano da farlo concreto. Hegel  si ispira a Sofocles ( questo é evidente  tra gli anni 1827- 1928 dedicati allo spirito soggettivo). E si ispira  a Sofocles per comporre la sua teoria della passione, e la sua guida   non sará Edipo, ma Antígona, la giovane che si leva contro il potere a nome del culto alla famiglia o addirittura contro l´arbitrarietá del principe  Tutto ció a rischio della sua propria vita. La lotta del pathos tragico non é mai privata. E´l´agora e il palcoscenico pubblico dove la tragedia prende posto. Perché al di lá dei particolari interessi, c´é un motivo assai superiore, siccome la passione che mostra la protagonista, la eroina  mette a fuoco un principio universale immedisimato da lei.

 E´ la sua azione il che concreta e realizza la Storia. E´il singolo appassionato chi la trasforma in realtá.

 

 

                     Questi eroi  hanno capito (21) i tempi prima degli altri, e di conseguenza hanno preso il destino tra le mani e hanno  agito trascinati dalla passione. E questa, la passione, concepisce un nuovo Stato, una nuova societá  “nel suo inconscente  interno  che i grandi uomini portano nella loro conscienza”( 22). Gli eroi hanno fatto loro la  generale volontá, con l´obiettivo di non abbandonare la Storia a un destino ciecco e violento, da trasformarla in un destino di libertá. O  ci domandiamo, questo non sarebbe una forma nuova di potere?

Il Destino – non dimentichemo- non é l´Ananke l´ineluttabile che lascia fuori la libertá. E non possiamo scapparcene. Perché il destino si muove in un insiemi di orditi  e intrecci che gli permettono allo stesso tempo uno spazio di libertá dal quale non possiamo fuggire. Sarebbe necessario ricamarla col fuso che gli uomini manipolano per “fare” la Storia.

 

 

                       Dire oggi, all´inizio del XXI secolo, che la Storia sia ragionevole , potrebbe sembrare semplice, vuoto e fuori dell´epoca.


                       Ma analizzandoci in un contesto storico, alla fine dell´epoca delle Luci, dire che la storia sia ragionevole , significa dire nientemeno che essa non obbedisce né alla providenza, né alla natura, né al destino, né all´azzardo.

Significa dire insieme a Hegel: che  é l´opera della libertá alla conquista della libertá.

 

“ La storia universale e´ il progresso dentro la conscenza della libertá . Un progresso che dobbiamo riconoscere nella  sua necessitá .”(23)

                La possibilitá della sua  composizione troverá una formula che la consacre.

 

              “ Gli uomini fanno propria la loro storia, ma non la fanno in modo arbitrario  accordo alle circostanze liberamente scelte. Queste le si trovano fatte, date e ereditate dal passato. La tradizione delle generazioni morte pesa fortemente sul cervello dei vivi” ( 24)

 

                        La possibilitá  di una composizione  della Storia  in onore  alla libertá e alla uguaglianza,  principi della rivoluzione del 89, che oggi si manifestano nella sua larghezza, gravitá e necessitá, mette in evidenza quanto di fruttifero si trova nell´analisi della storia hegeliana, non esistendo a priori nessuna garanzia supra-storica, sará propriamente la passione del popolo – das Volk- la quale nell´insieme dará indubbiamente – Tatig- la libertá e la uguaglianza.

 

 

 

 

 

 

 Passione. Secolo XXI e democrazia

                                                                Edoxé to demo

 

                

                    Dalle conclusioni ottenute dall´analisi dei passi precedenti si capisce che la democrazia non é stato il motore che ha determinato le politiche dello Stato, perció sará interessante riflettere e meditare sull´importanza della passione dei governanti nei governi delle democrazie. Le principali caratteristiche delle democrazie, ci permettono di avvertire un cambiamento profondo tra le politiche dei secoli precedenti e di quelle che sono la conseguenza della seconda parte del XX secolo. La giungla dei rapporti adesso si é trasferita alla divisione tra  Stato e Mercato:

 

                Ci sono delle nuove forme di imperialismo, le quali obbediscono a uno Stato liberale volontario di economia mondiale. FMI, Banca Mondiale, ecc.ecc. insieme a un imperialismo da vicinato e-o da vicini? . In ogni caso questo nuovo Stato é sorto dall´incrocio che significa sapere se la proprietá privata e il lucro sono o non sono legittimi. La possibilitá di conflitto, urto, contrasto tra di loro non é il  prodotto della violenza e della possibilitá di originare guerre, anzi sono prodotto dell´indebolimneto e dell’abbatimento dello stesso Stato e perció della privatizzazione della violenza.

 

 

                       

                            Una societá con uno Stato indebolito e abbatuto, é senza dubbio il segno e la traccia delle minacce del Mercato e della Tecnologia. E una delle forme di salvarlo della propria distruzione, é per mezzo delle  democrazie.

                        E queste, le democrazie,  nelle loro  forme storiche diverse, come il governo dei migliori, quello dei proprietari, dalla forma di governo corrotta fino il momento di fare una democrazia di Mercato, il doppio discorso su di essa non ci  offre nulla di nuovo. Tuttavia, la democrazia e le passioni che ció risveglia tanto nel demos quanto nei suoi conduttori. “ la vita democratica”, ha sfidato tutti (25) gli aspetti dell´attivitá degli stati e tutti i principi del buon governo, l´autoritá dei poteri pubblici, la sapienza degli esperti e il sapere fare dei pragmatici.

 

 

                     Quale sará la cura per questo ecceso di passione? Di febbre democratica nella vita pubblica?

                   

                     Oggi il Mercato,  anche in questa crisi che coinavvolge l’umanita,     compie con usura quello che la antichitá ormai sapeva: la deviazione delle passioni e delle energie verso la ricerca del benessere e della felicitá personale, dei rapporti sociali e last  but non least, la ricerca infinita  del lucro in una moltiplicazione di desideri che di conseguenza diminuiranno la vitalitá pubblica in onore di una spensieratezza  benefattrice  dalle instituzioni, dal demos e dalle uguaglianze.

 

 

                   In questo modo, messo il fervore al suo posto, l” ingovernabilita” --mancanza di governo- !  della democrazia  si attenua, e solo spetta ai principi che ci governano.  Il compenso, la gratifica di vitalitá collettiva sparisce tra i pieghi della tecnologia di prima linea, la vecchia opposizione tra democrazia liberale e dei diritti umani, e la cattiva democrazia ugualitaria spariscono dato che senza passione democratica saranno scarsi i desideri di uguaglianza dei diritti “dei senza diritti”

 

 

                   Tuttavia, la passione democratica rimarrá, lí nascosta, tra le sinuositá   e il fervore che sveglia il Mercato , dietro la tecnologia, dietro le nuove istituzioni, tra i diritti illusi del cittadino sprovvisto dei diritti.

 

                Ricorderemo un  attimo di passione, che racconta Tito Livio sulla secessione  della plebe verso l´Aventino. Anno 429aC- : bisognerebbe sapere si esistesse un palcoscenico, un posto comune dove potessero parlare patrizi e plebei , entrambi  sottomessi alla passione pubblica.

 

 

                L´atteggiamento dei patrizi é semplice: impossibile parlare con i plebei. Impossibile perché  loro  non parlano, ossia che non parlano la lingua dei patrizi...la lingua del potere. E non ci  parlano perché non sono  in possesso  di nome, e  senza logos, non hanno l´uso  della parola, loro vivono una vita naturale con una sola capacitá : riprodursi...e  lavorare, naturalmente.

                       

 

                  Quando  Menenio Agrippa fu inviato per indurgli a ritornarci e occuparsi dei loro lavori, lui credeva che sarebbe riuscito a fare uscire parole dalle bocche dei plebei. Ma , secondo l´ambasciatore dei patrizi, soltanto riuscí ad udire rumori e urli invece di parole. Menenio fu rinviato dal Senato, ma ottenendo  lo stesso risultato ci ritorna dicendo che credeva di aver udito parlare i plebei, ma secondo dice Ranciere ( 25)  Agrippa fu vittima dei suoi propri sensi, siccome non sono essere umani coloro che non sono presi in considerazione.

 

                  Ma qui, succede qualcosa non immaginata: i plebei si costituiscono in coloro che hanno la stessa particolaritá dei padroni: la parola:

                E diventano “uomini” che avranno un destino comune.                               

 Allo stesso tempo in cui i plebei capiscono il senzo della disuguglianza necessaria  con i patrizi - principio vitale della dominazione- diventano “necessariamente uguali”. Allora, la politica come conflitto, contradizione e passione ,  avvolge tanto patrizi quanto plebei in un  mondo di fatti in cui la famosa secessione      e mette sul palcoscenico due modi o due forme di essere umano, in libertá e uguaglianza o in servitú.

 

 

                  La famosa secessione nel Aventino, raccontata da Tito Livio viene ripetuta nel 1924,  purtroppo con un risultato diverso, siccome questo fatto riaffermó il potere fascista..

 

                  Il deputato Matteoti, in un ardente discorso fatto nella  seduta della Camera dei Deputati, ebbe il corraggio di fare pubblica la corruzione e la violenza operate dai fascisti per ottenere la vittoria. Pochi giorni dopo Matteoti viene ucciso dagli sbirri  camicie nere. Di fronte all´ondata di sdegno che si leva  dopo l´assassinio, l´opposizione tranne i comunisti, si ritira “sull´ Aventino”, abbandonando la Seduta il 14 giugno. Il corpo di deputato socialista, non era ancora trovato quando i deputati si avviarono verso una sala del Montecitorio, con l´obiettivo di legittimare un nuovo parlamento, dato che nel parlamento ufficiale era impossibile sviluppare le liberi funzioni , conferite dal popol

 

 

                    L´ordine del giorno votata, diede  origene alla chiamata “ la secessione dell´Áventino”, ricordando  la gesta del 424 aC, quando i plebei attuando in clamorosa protesta si riunirono sull´Aventino.

I gruppi dell´ opposizione riuniti a Montecitorio consideravano impossibile la loro participazione ai lavori della Camera, mentre la piú grave incertezza girava intorno all´episodio Matteoti.

 

                    Arrivati a questo punto, sará la Monarchia nella figura del Re Vittorio Emanuele II di Savoia, in aperta complicitá con il fascismo, chi avviará l´Italia verso la dittatura. Cosí il 3 gennaio 1925, con le chiamate leggi fascistissime si cancellavano le ultime fissure di libertá, avviandosi alla lotta clandestina, alla  cospirazione e finalmente alla seconda guerra mondiale.

Le persecuzioni, la condanna a morte, la polizia segreta con atribuzioni per fare e disfare., e  tutto meccanismo legale dello Stato. Insomma tutti i fondamenti della libertá politica e della sovranitá popolare furono sovvertit. Il Duce occupa il vertice della piramide del potere, che simboleggia l´ordinamento gerarchico del regime, sottratto a qualsiasi controllo o sanzione – Stato di eccesione-.

 

                    Il paese diventa totalitario occupato da un partito unico.

 

                      La seconda secessione all´Aventino , non permise, come era successo con la prima, il trionfo della passione per la libertá e l´ uguaglianza, anzi permise il trionfo della bruttale passione verso il potere. Il cerchio si chiuderá negli infausti giorni del 44, con la sanguinosa caduta di un potere irragionevole, che tuttavia aprirá il cammino difficile, con l´ inevitabile presenza del popolo, nella instancabile ricerca di essere uguali e di

 

                       COSTITUIRE LA PARTE ASSOLUTA DEI “SENZA PARTI””

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 CITE

 

1)    Hazard, Paul. “La pensée européenne au XVIII siecle”. Fayard. Parigi 1963. Pag. 165

2)     Hazard, P. op.cit. p. 166.

3)  Hazard, P. op.cit.p167. De Bolingbroke, Letters on the study and use of History . Lettre III       

4)  Hazard, P. op. cit. p .168

5)  Hazard, P.op.cit. p. 175

6)    Hyppolite, J. Introduction a la Philosophie de la Histoire de Hegel. M. Rivere. Parigi 1968. pag 41

7)    Hegel. Phenomenologie, Trad.  J.Hyppolite. pag 320-321.

8)    Nancy, J.L:  Hegel : l´inquietudine du négatif. Parigi 1997. pag.14

9)    Hegel, Die Vernunft in der Geschichte, La Raggione nella Istoria, V.G. op.cit. Trad. K Papaioannou. pag. 74-75. Trad. Gaos. P.55

 

 

10) Hegel, VG,  Cf. Introduzione  p. 95.

11)  Hegel,V.G    op. cit. Trad. K Papaioannou p.108

12)  Hegel,  Des manieres de traiter scientifiquement du Droit Naturel,. DN pag.69, W2, 495, Trad- Bourgeois, Vrin,. Parigi,. 1972

13)  Hegel,V.G. op.cit.p.103. Dello stesso autore :”Hegel et la deraison historique”. Puf 1992. p. 271-295.

14)  Hegel, V.G op.cit. p. 103, 107, 108, 116, 120.

15)  D´Hondt, J. Hegel secret. Puf. 1968. Parigi. p. 83-113. Bouton Ch. Hegel et l ´Antinomie  de la Histoire, in Lectures de Hegel. Parigi. 2005. p.300 e sig.

16) Hegel. Filosofia della Storia.-PhG- Trad.Gibelin. p 339- 340

17) Hegel, Ph.G. p 108—125.

18)  Hegel, PhG. p. 126

19)  Hegel, PhG.p.   113-121

20)  Hegel, PhG,  p. 120- 129

21)  Hegel, PhG. p. 121

22)  Hegel, PhG. P.  121

23)  Hegel, PhG. P.  84. Anche  nella “Filosofia del Diritto”

24)  Marx, K. Il 18 Brumario di Luigi Bonaparte. Ed. Sociales. Parigi. 1969. pag.15

25)  Ranciere. La Mesentente. Parigi. Galilée. Pag 14. Anche in “ La Haine de la  Démocratie.

26)  Ranciere. op.cit. pag.46

27)  Roselli, Carlo. Sul delitto Mattioti e sull´Aventino. Quaderni di Giustizia e Libertá.   Roma 1934.

28)  L¨informazione sulla seconda secessione all´Aventino mi é stata somministrata  dal mio strettissimo amico Proffessore Dott. Massimo Stanzione, Direttore del Dipartimento di Filosofia dell´Universitá di Casino.

29)  Ranciere, J. La mesentente.

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